La TAV spiegata male, anzi malissimo

Ma quanto è stato urtato il sistema nervoso collettivo con la questione dell’analisi costi-benefici per la costruzione del TAV? Prima si sono attesi con impazienza i risultati dell’analisi; poi si è scoperto che i dati estrapolati non coincidevano con le aspettative e si sono paventate irregolarità nel processo; si è quindi proceduto a una seconda analisi, arrivando alle tensioni degli ultimi giorni, per il momento attenuate dall’escamotage di Conte.

Tutto bellissimo, tutto entusiasmante, soprattutto per chi segue drammaticamente divertito i balletti di un governo tragicomico, votato sin dall’inizio all’autodistruzione.

Tutto bellissimo, tutto entusiasmante, dunque.

Peccato che il nocciolo della questione non è mai – volutamente- colto da nessuna delle parti in causa. Sì, perché lo spostamento dell’attenzione sul piano economico è una strategia comunicativa sempre efficace; si sa: quando tocchi il portafoglio dei contribuenti è un attimo prima di ritrovarsi le strade invase da cittadini inferociti, intenti a rovesciare il Palazzo – ma quando mai? -.

Proviamo, perciò, a cogliere questo nocciolo.

Mettiamola così: avete avviato un’impresa che produce matite, da quelle professionali utilizzate dagli architetti, ai pastelli colorati adoperati dai bambini e le bambine a scuola. Rendete un onorevole servizio alla vostra comunità e, allo stesso tempo, mettete da parte un bel gruzzoletto, essendo gli unici del posto a svolgere quel tipo di attività. Bravi!

Non passa molto tempo, però, che giunge voce che il tizio che vi abita a tre isolati di distanza ha deciso di imitarvi. Ora siete in due a produrre matite in quella zona. Per di più, col passar del tempo, i mezzi tecnologici a vostra disposizione sono progressivamente migliorati: se all’inizio ogni matita era il prodotto di una paziente lavorazione artigianale portata avanti con martello e scalpello, ora viene a sostituirsi un macchinario che, anziché produrre dieci matite al giorno, ne produce cento. Un’identica situazione vive il vostro concorrente. Intanto, la popolazione del luogo in cui vivete è rimasta relativamente stazionaria, non ha registrato un incremento demografico di dieci volte come, invece, è successo alla vostra produzione di matite; e neanche pare essersi diffusa un’improvvisa passione per il disegno. A chi vendere, dunque, la totalità del vostro prodotto, tenendo conto anche della rogna della concorrenza?

Al limitare della cittadina in cui vivete e lavorate c’è una collina rocciosa piuttosto alta, che si estende per molti chilometri. Al di là di questa, vi è un’altra cittadina i cui abitanti, secondo rudimentali indagini di mercato, sono particolarmente versati nell’arte del ritratto. Ecco dei potenziali acquirenti! Decidete, quindi, di assumere un dipendente che sappia guidare un mezzo di trasporto e che porti le matite da voi prodotte oltre il confine. Per farlo, però, deve aggirare la collina rocciosa che vi divide dai potenziali compratori; ciò comporta un impiego di tempo non indifferente, diciamo attorno alle otto ore così ripartite: tre ore per arrivare a destinazione, tra una e due ore per scaricare la merce e sbrogliare scartoffie di vario genere, altre tre ore per tornare e consegnare il denaro ricavato dalla vendita.

Dopo qualche tempo di questo tran tran vi accorgete che non è conveniente come vi aspettavate: sono sopraggiunte spese prima non previste, come il salario del dipendente che guida il mezzo, il carburante e la manutenzione del veicolo. In più, il ricavato della vostra attività impiega circa trentadue ore per arrivare nelle vostre tasche: ventiquattro per la produzione di cento matite e otto per la vendita. E questo è un bel problema! Senza il denaro ricavato dalla vendita delle cento matite, non potete acquistare le materie prime per far ripartire la produzione e per pagare gli stipendi dei dipendenti, figuriamoci per metter da parte quel gruzzoletto tanto sudato. In sostanza, come direbbe qualcuno, il vostro capitale si valorizza molto lentamente.

Come ovviare al problema?

Un bel giorno, stanchi dopo molte ore di lavoro, vi recate nel bar della vostra cittadina per un caffè. Casualmente incontrate il vostro concorrente che, altrettanto stanco, vi racconta delle fatiche giornaliere e dei problemi legati all’esistenza di quella collina rocciosa che tante spese e tempo morto comporta. “Sai che c’è?” vi dice questo, “Perché non facciamo un bel buco nella collina?”. Voi lo guardate senza capire. “Ma sì!” continua lui. “Ho calcolato che se non dovessimo aggirarla, impiegheremmo soltanto tre ore, anziché otto, per valorizzare i nostri capitali! Che ne pensi?” Ci riflettete qualche secondo. “Si potrebbe fare!” dite poi con convinzione. Preda di un crescente entusiasmo, allora, rilanciate: “E con i tanti soldi risparmiati potremmo acquistare bus turistici per collegare la nostra cittadina con quella oltre la collina! E magari aprire anche qualche albergo!”. “Geniale! Sai che gruzzoletto?” vi risponde l’altro.

Il resto è storia nota, fatta di politici molto amici dei produttori di matite, di popolazioni che abitano a ridosso della collina e che vengono sistematicamente ignorate, di ecosistemi a rischio. Storia tristemente nota.