La giustizia del Maschio

Serve urgentemente un vaccino. Accorrete immunologi ed epidemiologi! Al diavolo le sperimentazioni di rito, le scartoffie, i permessi! Al diavolo i NoVax! Qui la situazione è gravissima, non c’è tempo da perdere! Nelle aule della giustizia si è diffuso un virus letale, che non fa sconti a nessuno. È questa l‘unica spiegazione possibile per le sentenze emesse in queste ultime settimane, sentenze che possono essere soltanto il prodotto di una grave lesione cerebrale causata da qualche agente esterno sconosciuto.

La malattia si è manifestata per la prima volta con la sentenza della Corte d’Appello d’Assise di Bologna sull’omicidio di Olga Matei, avvenuto il 5 Ottobre 2016. Il killer, Michele Castaldo, si è visto infatti dimezzare la pena da 30 a 16 anni perché, a detta dei giudici, in preda a una “soverchiante tempesta emotiva” che l’avrebbe condotto al fatale gesto. Già da qui è chiaro che qualcosa non quadra: avete mai sentito di una sentenza sugli scontri dopo una partita di calcio in cui la pena degli agitatori è ridotta per “tempesta emotiva causata dalla rosicata per la sconfitta della propria squadra”?

La situazione è grave, Signore e Signori, gravissima.

Il secondo episodio si è registrato qualche giorno dopo. La Corte d’Appello di Ancona si è pronunciata a proposito delle azioni di due uomini accusati, in primo grado, di violenza sessuale ai danni di una donna. E, stenterete a crederci, si è pronunciata così: la vittima era troppo brutta, somigliava a un maschio, tant’è che gli accusati ne registrarono il numero sul telefonino sotto il nome “Vikingo”. È chiaro, quindi, che lo stupro non è credibile.

Traduzione: se sei una lavatrice con le gambe perlomeno datti una truccata, altrimenti come faccio a dimostrare che puoi essere oggetto di desiderio sessuale e, quindi, anche vittima di stupro? Suvvia, cerca d’essere comprensiva!

Il campanello d’allarme è scattato non tanto per il contenuto della sentenza – insomma, se sei un cesso non puoi pretendere più di tanto, o sbaglio? – ma per chi l’ha emessa: i giudici, infatti, erano tre donne. Dopo poco, la Cassazione ha inspiegabilmente annullato il verdetto.

Il terzo episodio si è svolto in quel di Genova e vede nuovamente protagonista un giudice donna, per la precisione Silvia Carpanini. Pare che la coltellata sferrata da Javier Napoleon Pareja Gamboa al petto della moglie Angela Coello Reyes, coltellata che ne ha causato la morte, non sia abbastanza per produrre una sentenza di femminicidio chiara e pulita, senza sconti di pena e note a margine. Già, perché il gesto, stando al verdetto della corte, non sarebbe che il prodotto di una serie ripetuta di delusioni causate dalla donna al marito. Anche qui, perciò, riduzione da trenta a sedici anni di reclusione.

Ve lo ricordate il delitto d’onore, quello per cui, se vostra moglie aveva una scappatella, al suo rientro potevate gonfiarla di botte fino ad ammazzarla e, nonostante questo, andare incontro a una pena assai ridotta perché, comunque, stavate rimediando al disonore causato dal comportamento della coniuge? Ve lo ricordate? Ecco, non siamo poi così lontani.

I test immunologici ed epidemiologici non hanno riscontrato nessuna anomalia nelle aule di tribunale, nessun virus, nessun batterio, nessuna epidemia. L’aria è relativamente pulita. Quale può essere, quindi, la causa di queste sentenze? Esiste una causa specifica o si è solo di fronte al rincoglionimento momentaneo di chi è preposto alla salvaguardia e all’applicazione del diritto?

Quando sembra che la risposta più logica vada in direzione della seconda opzione, ecco che vi si para davanti la libreria di casa vostra: in mezzo a vari numeri di Topolino, ad ammassi di carta sprecata rilegati sotto nomi di autori come Dan Brown e Ken Follett, tra le riviste segno di un’adolescenza in preda a picchi ormonali, ecco che spunta un volume ricoperto da diverse dita di polvere; lo prendete, scostate la sporcizia accumulata negli anni e leggete titolo e autore: La Repubblica di Platone. Vi tornano allora alla mente quei pochi istanti di attenzione concessi ai docenti che hanno avuto il privilegio di provare a mettere una toppa alla vostra ignoranza e di cui a malapena ricordate la fisionomia. Da questa reminiscenza sbuca un nome: Trasimaco. Ma chi, quello della giustizia? Quello della giustizia. Quello che la giustizia è l’utile del più forte? Bingo!

E chi è il più forte, oggi, forte di una forza non solo fisica ma istituzionalizzata e normalizzata, se non il Maschio?