Il guardaroba di Salvini

Ricercatori di tutto il mondo sono ormai giunti alla conclusione che l’utilità di Salvini per l’equilibrio del pianeta è pari a quella di un doppiatore di film porno. Eppure, da quando è Ministro, il Capitano ha dimostrano insospettabili doti da influencer dell’alta moda. Niente paillettes e lustrini, niente abiti dalle forme improbabili da sfoggiare sui red carpets, niente pellicce di qualche povero animale che abita le fredde terre del Polo. Niente di esteticamente avanguardistico, insomma. Il suo stile, piuttosto, è improntato alla sobrietà e all’eleganza, in breve, all’Ordine, con quel tocco popolare che certo non guasta.

Pezzo forte della sua collezione sono i famosissimi capi firmati “Polizia”. È giusto dire che, a dispetto della sua vocazione popolare, non sono abiti per tutti: è necessario un certo portamento, per non parlare della silhouette che, per valorizzare al meglio l’abito, deve per forza di cose oscillare tra quella di una foca partoriente e quella di qualche specie vegetale pesantemente compromessa da ondate radioattive.

Per ovviare al problema, Salvini è endorser ufficiale delle sue stesse creazioni. Immaginatevelo steso su un ghiacciaio islandese con, sullo sfondo, una centrale nucleare; immaginatevelo twittare una foto in cui, tra un “prima gli italiani” e un “dalle parole ai fatti”, ingurgita caffè e brioches mentre un geyser gli erutta alle spalle. Meraviglia del creato!

Ma come ogni canzone segna una tendenza, come ogni libro ricalca un certo gusto letterario, ogni capo d’abbigliamento manifesta lo spirito di un’epoca. Insomma, se negli anni ’50 una donna fosse andata in giro per strada con minigonna e tacchi a spillo probabilmente, per tutta una serie di motivi, non sarebbe tornata tanto serenamente a casa – facciamo ovviamente finta che la situazione, oggi, sia diversa -.

Lo spirito della nostra epoca non è poi così difficile da scovare.

“Se volete cucinare un buon 2019 dovete anzitutto procurarvi 200 g di precarietà economica, a cui aggiungere circa  50g di bisogno di sicurezza in scaglie (da amalgamare per bene man mano che si va avanti con l’impasto), 50 ml di ignoranza o cattiveria (se vi piace ancor più saporita potete metterli entrambi) e, infine, una spolverata di razzismo a velo per dare un po’ di colore. Et voilà la vostra torta 2019!”

Ma Salvini, più che un cuoco, è uno stilista, e nessuno come lui sa interpretare il polso estetico del paese, neanche Armani. Ecco perché, a seconda dell’occasione, dal suo guardaroba tira fuori un capo diverso: giubbotti e t-shirt della polizia, dei carabinieri, della protezione civile, dei vigili del fuoco, insomma di tutti quei corpi istituzionali teoricamente preposti alla sicurezza dei cittadini – teoricamente, è chiaro; può anche succedere che si capiti nella giornata sbagliata, ad esempio durante un G8 di parecchi anni fa o, magari, nel corso di una perquisizione in cui ti trovano in possesso di una cannetta e, per questo, ti portano in questura e ti ci seppelliscono -.

Quando Matteo veste i suoi capi firmati non si sta soltanto riparando dalle intemperie, ma sta anche mandando un messaggio ai suoi sudditi: “Qualunque cosa accada, ci sono io a proteggervi, state tranquilli”.

E noi stiamo tranquilli Mattè, figurati, mica siamo negri che scappano dai campi di concentramento libici e che si imbarcano su qualche mezzo di fortuna, nella speranza di raggiungere un niente chiamato Europa ma che è comunque meglio della morte e delle torture in Nordafrica; mica siamo donne, che i tuoi amichetti repressi del Family Day, insieme a una sostanziosa pretaglia, vorrebbero sbattere nuovamente in cucina, stavolta buttando la chiave nel tombino; mica siamo zeccacce dei centri sociali, intente a risollevare le sorti di periferie lasciate agonizzanti da uno Stato che si spera scompaia al più presto; mica siamo zingari, che quelle stesse periferie abitano ma che è come se non esistessero, relegati nei margini da cui, comunque, sono quotidianamente sgomberati – neanche i margini gli sono concessi! -; mica siamo froci, lesbiche e trans che, se tutto va bene, imparano a convivere con le discriminazioni quotidiane e a capire che non vale la pena ammazzarsi per quattro stronzi omofobi – che poi magari fossero solo quattro! -; mica siamo le popolazioni della Val Susa, della Puglia o di qualunque zona coinvolta nei loschi interessi imprenditoriali che sei tanto impegnato a garantire; mica siamo gli eterni precari e le eterne precarie che questo mese hanno un impiego, il prossimo chissà.

Noi stiamo tranquilli, Mattè, figurati.

Noi siamo quasi morti.