Engels e la famiglia

Siamo nel bel mezzo di quello sproloquio collettivo e reazionario che prende il nome di Congresso Mondiale delle Famiglie. Quale miglior modo di esorcizzarlo se non riportando frammenti di una pietra miliare del pensierio rivoluzionario? Ecco quindi qualche estratto di Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Friedrich Engels che, seppur datato nella forma e in alcuni contenuti che, ad oggi, da una prospettiva femminista, gay e antropologica, potremmo senza dubbio considerare discutibili, conserva comunque uno spirito profondamente attuale.

“[…] La monogamia non compare dunque affatto nella storia come una sorta di riconciliazione tra l’uomo e la donna, e meno ancora come la forma più elevata della famiglia. Fa la sua comparsa in scena sotto la forma di assoggettamento di un sesso all’altro, della proclamazione di un conflitto tra i sessi fino a quel momento sconosciuto dalla storia anteriore. In un vecchio manoscritto inedito, elaborato nel 1846 da Marx e da me, trovo questa frase:

La prima divisione del lavoro è quella che si compie tra l’uomo e la donna per la procreazione dei figli.

E oggi posso aggiungere: il primo antagonismo di classe che fa la sua apparizione nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra uomo e donna in regime monogamico, e la prima oppressione di classe con l’oppressione del sesso femminile da parte di quello maschile. La monogamia fu un grande progresso storico, ma contemporaneamente inaugurò, a lato della schiavitù e della proprietà privata, quest’epoca che si prolunga ai giorni nostri, nella quale ciascun progresso è nello stesso tempo un regresso relativo, dove la felicità e lo sviluppo degli uni si attuano a prezzo dell’infelicità e dell’oppressione degli altri. È una forma cellulare della società civile, nella quale possiamo studiare già la natura delle contraddizioni e degi antagonismi che si sviluppano pienamente in questa società. […]”

“[…] Non migliore è la situazione dell’uguaglianza giuridica dei diritti dell’uomo e della donna nel matrimonio. La loro ineguaglianza legale, da noi ereditata dalle condizioni sociali anteriori, non è la causa, ma l’effetto dell’oppressione economica della donna. Nell’antica famiglia comunista, che comprendeva parecchie coppie coniugali con la relativa prole, la direzione della famiglia, lasciata alle donne, costituiva un’occupazione di carattere pubblico, socialmente necessaria, uguale in valore a quella di procurare i mezzi di sostentamento, lasciata agli uomini.

Le cose mutarono con la famiglia patriarcale e ancor più con la famiglia individuale monogamica. La direzione della famiglia perse il suo carattere pubblico. La società non ebbe più parte in ciò. La direzione si trasformò in servizio privato; la donna divenne la prima fantesca, esclusa da qualsiasi partecipazione alla produzione sociale. Solo la grande industria dei nostri giorni le ha aperto nuovamente la via della produzione, limitatamente però alle donne del proletariato. Ma le cose sono messe, in tal caso, in modo tale che la donna, se dà la propria attività al servizio privato della famiglia, rimane esclusa dal lavoro sociale e non può guadagnare; e se, al contrario, vuol prender parte all’industria pubblica e guadagnare per proprio conto, non è in condizione di poter compiere i suoi doveri in famiglia. Ugual dilemma la donna incontra in tutte le branche del lavoro pubblico: in quello medico, come in quello dell’avvocato o nella fabbrica. La famiglia individuale moderna è basata sulla schiavitù domestica più o meno palese della donna, e la società moderna è una massa le cui molecole sono rappresentate appunto dalle famiglie individuali. L’uomo, ai nostri giorni, deve nella maggior parte dei casi guadagnare la vita per tutta la famiglia, cosa questa che gli concede una situazione preponderante che non ha affatto bisogno di essere convalidata dalla legge. Egli è, nel corpo della famiglia, il borghese; la donna vi rappresenta il proletariato. Ma, nel mondo industriale, lo specifico carattere dell’oppressione economica che grava sul proletariaro non si manifesta in tutto il suo rigore che una volta soppressi tutti i privilegi legali della classe dei capitalisti e ristabilita giuridicamente la completa uguaglianza delle due classi; la Repubblica democratica non sopprime l’antagonismo tra le due classi: al contrario, non fa che fornire le possibilità perchè questo antagonismo si sviluppi. Nello stesso modo, il carattere particolare del predominio dell’uomo sulla donna, come la necessità e il modo di ricondurre su un reale piano di uguaglianza l’uno e l’altra, non saranno messi in piena luce se non quando uomo e donna avranno diritti assolutamente uguali. Si vedrà allora che l’affrancamento della donna esige come prima condizione il ritorno dell’intero sesso femminile nell’industria pubblica, e che a sua volta questa condizione esige la soppressione della famiglia individuale come unità economica della società. […]”

“[…] Ma ritorniamo a Morgan, dal quale ci siamo di molto allontanati. L’esame storico delle istituzioni sociali che si sono sviluppate durante il periodo della civilizzazione non entra nel quadro del suo libro. E in egual misura il destino riservato alla monogamia durante questo periodo non lo interessa che in misura lieve. Lui pure vede nel perfezionamento della famiglia monogamica un progresso, un passo avanti verso la perfetta uguaglianza di diritto dei due sessi, senza che peraltro ritenga questo scopo raggiunto.

Ma – egli dice- se si riconosce che la famiglia ha attraversato successivamente quattro forme e che in questo momento si trova in una quinta, si domanda se questa forma ultima può essere durevole per l’avvenire. La sola risposta possibile è questa, che essa si deve modificare nella stessa misura nella quale si modifica la società, allo stesso modo che nel passato. Essa è il prodotto del sistema sociale e rifletterà il suo stato culturale. La famiglia monogamica, miglioratasi dall’inizio della civilizzazione, e in maniera notevole nei tempi moderni, lascia presupporre d’essere capace di un perfezionamento ulteriore, fino al raggiungimento dell’uguaglianza tra i due sessi. Se in un lontano avvenire la famiglia monogamica non dovesse essere in grado di corrispondere alle esigenze della società, è impossibile per ora predire di quale natura sarà quella che succederà. […]


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