L’ennesima aggressione razzista. Una testimonianza

Nella serata di Giovedì 2 Maggio, a Centocelle (periferia est di Roma) alcune persone di origine straniera sono state aggredite da un gruppo di italiani. L’aggressione, fortunatamente, non ha avuto gravi conseguenze grazie all’intervento di alcuni abitanti della zona che, intimando agli aggressori di andarsene e minacciando di chiamare la polizia, hanno evitato il peggio. Andandosene, gli aggressori, come testimonia chi è intervenuto in difesa delle vittime, hanno rivelato la natura della loro azione gridando “Italia agli italiani”. Gli episodi di fascismo e razzismo sembrano ormai la regola in tutto il paese e anche Centocelle, nota per il suo background antifascista, comincia a esserne vittima.

Una delle vittime dell’aggressione, che preferisce rimanere anonima, ha provato a raccontarci come sono andate le cose.

Un suo connazionale, collega di lavoro nel piccolo negozio di alimentari che gestisce, diretto in una delle moschee del quartiere, è stato avvicinato dal gruppo di razzisti che ha immediatamente iniziato a importunarlo. Parlando poco la lingua italiana, ha tirato dritto, cercando di raggiungere la moschea il più velocemente possibile. Ma nei pressi del piccolo negozio di alimentari, le voci si alzano e attirano l’attenzione del nostro testimone che, uscendo dal proprio locale, chiede spiegazioni. Per tutta risposta, gli aggressori prendono un cartello stradale da un cantiere poco distante e minacciano anche lui. Da qui parte una serie di insulti, minacce e calci che colpiscono una delle vittime (per fortuna senza gravi conseguenze) e che, però, allarmano gli abitanti dei palazzi circostanti che, intervenendo, mettono in fuga gli autori dell’aggressione. L’episodio non è stato denunciato dalle vittime, troppo impaurite dal pericolo di ritorsioni.

Ma il nostro testimone coglie l’occasione per raccontarci di altri episodi di discriminazione di cui è stato vittima lui stesso o i suoi conoscenti. Ci racconta di una volta in cui, recatosi in una farmacia del quartiere aperta di notte, è stato aggredito da un gruppo di 5 o 6 persone incappucciate ma che è prontamente riuscito a identificare come italiane, le quali, a causa delle percosse, gli hanno provocato la perdita dell’uso dell’orecchio per diversi giorni. Ci racconta anche che, durante il Ramadan, gli episodi di violenza fisica o verbale aumentano; è lui stesso a collegare la maggior frequenza di questi episodi all’uso del tipico cappello da preghiera islamico che renderebbe più visibile, e quindi più facilmente discriminabile, chi lo porta. La rituale usanza di svegliarsi molto presto la mattina per recarsi a pregare nella moschea, così come la tradizione, tipica degli ultimi dieci giorni del Ramadan, di recarvisi anche di notte, rendono queste persone ancor più esposte al pericolo in virtù del fatto che, in quelle ore, per le strade non c’è nessuno e, in caso di aggressione, le possibilità di soccorso si riducono drasticamente.

Che si verifichino episodi come questi anche in periferie storicamente antifasciste (Centocelle è medaglia d’oro al merito civile per il suo contributo alla Resistenza) dovrebbe allarmare sulla situazione di un paese sempre più pervaso da un violento clima d’intolleranza.