Grembiule: estetica di classe e disciplina del corpo

Abbiamo appena reintrodotto l’educazione civica a scuola e vorrei che tornasse anche il grembiule per evitare che vi sia il bambino con la felpa da 700 euro e quello che ce l’ha di terza mano perché non può permettersela”.

“Com’è umano lei!” verrebbe da esclamare sentendo questa proposta di Matteo Salvini, sempre più impegnato nel suo ruolo di jolly di governo, un giorno nelle vesti di Ministro del Tesoro, l’altro in quelle di Ministro della Pubblica Istruzione. Che il buon Matteo stia finalmente prendendo a cuore le esigenze delle classi più disagiate? Chissà che un giorno, di questo passo, non metta una buona parola anche per migranti, rom e omosessuali…

Andiamoci piano con l’entusiasmo, non facciamoci abbagliare dalle sparate di Capitan Twitter. Già, perché il fondamento della tesi del Ministro poggia su solide basi fantascientifiche.

Prendiamo l’esempio di una scuola di una delle tante periferie romane in difficoltà, una di quelle periferie in cui devi percorrere diversi chilometri per raggiungere la fermata del bus che non passa neanche per intermediazione divina, una di quelle in cui, per giorni interi, l’illuminazione pubblica decide di scioperare, facendo sprofondare il quartiere nelle tenebre, una di quelle in cui i cassonetti dell’immondizia esplodono per i troppi rifiuti. Ecco, a parer vostro, una famiglia che può permettersi di vestire il proprio figlio o la propria figlia con una felpa che costa quanto lo stipendio medio di un abitante di queste stesse periferie, manderebbe la propria prole in una scuola il cui territorio è così carente di servizi primari? E questa stessa scuola, il cui corpo docente potrebbe anche essere di altissima qualità, avrebbe i mezzi necessari per svolgere la sua funzione al meglio? Anche Minerva McGranitt avrebbe difficoltà a insegnare Trasfigurazione se il controsoffitto di Hogwarts cadesse a pezzi o se l’impianto di riscaldamento non fosse funzionante e costringesse allievi e insegnanti a indossare diversi strati di indumenti durante le lezioni.

La verità, checché ne dica Matteo Salvini, è che chi indossa una felpa da 700 euro e chi, invece, ne indossa una di terza mano non frequentano la stessa scuola, non abitano lo stesso quartiere, non si muovono con gli stessi mezzi di trasporto, non mangiano lo stesso cibo. La verità è che Salvini può essere contemporaneamente Ministro dell’Interno e del Tesoro, della Pubblica Istruzione e degli Esteri, ma non potrà mai essere Ministro delle Periferie perché, per farla breve, non ha neanche lontanamente idea di cosa siano le periferie; e se anche ce l’avesse, di sicuro non starebbe in prima linea nella lotta di casse.

Ma se la proposta di reintrodurre l’obbligo del grembiule, come appena dimostrato, non può esser volta a mascherare le profonde diseguaglianze economiche che permeano la nostra società – non sia mai che si intervenga in maniera strutturale per risolvere queste contraddizioni anziché escogitare qualche rattoppo estetico! -, qual è, dopotutto, il suo fine?  “Un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina” spiega il Capitano senza peli sulla lingua.

Ordine e disciplina.

Non è la prima volta che un esponente di questo governo utilizza simili termini. Già nel suo discorso d’insediamento, il premier Giuseppe Conte sottolineò come “Il ruolo e l’autorevolezza di Governo e Parlamento non possono basarsi esclusivamente sugli altissimi compiti che ad essi assegna la nostra Carta fondamentale, ma vanno conquistati giorno dopo giorno, operando con disciplina e onore”. Se è vero che il contesto e la finalità di queste affermazioni erano totalmente diversi rispetto a quelli del Ministro dell’Interno, è anche vero che il linguaggio che si utilizza rivela sempre un sottotesto, un panorama culturale di riferimento, una determinata impostazione ideologica. Insomma, un militante di convinzioni anarchiche  non utilizzerebbe mai termini come “onore”, “ordine” e “disciplina” per descrivere e rafforzare le proprie posizioni teoriche.

L’ordine e la disciplina tanto utili al futuro della Patria – ops! del Paese – sono l’ordine e la disciplina del corpo. A quanto pare non basta il confinamento dei e delle studenti in strutture preposte all’educazione, non basta la rigida suddivisione del tempo nel corso della giornata scolastica, non basta che in 5, 6 o 8 ore di lezione si abbia diritto a una misera “mezz’ora d’aria”. Oltre questo, che già mette in luce il cuore disciplinante di un’istituzione scolastica che è necessario ripensare dalle fondamenta, arriva ad aggiungersi una disciplina estetica dei corpi. Non sono forse bellissime quelle file ordinate di studenti cromaticamente uniformi? Non è forse un diritto sacrosanto quello di coltivare il nobile sentimento del cameratismo?

Ma Matteo Salvini è anche stato uno dei main sponsor del World Congress of family di Verona, il che porta a pensare che la reintroduzione del grembiule possa svolgere anche un ruolo di disciplina dei generi. Un grembiule di colore unico per maschi e femmine sarebbe un assist imperdonabile alla “teoria gender”; è più che mai necessario, quindi, che si ristabilisca una netta distinzione tra maschi e femmine, così da spegnere sul nascere qualsiasi voglia di aderire a un’identità di genere non conforme alla propria realtà biologica, così da reprimere qualsiasi voglia di non conformarsi al ruolo stabilito in base alla natura, alla forma, all’odore dei genitali ricevuti in dotazione. Maschi con grembiule blue o nero, a rimandare a una razionalità e imperturbabilità da buon cittadino; femmine con grembiule bianco o rosa, a simboleggiare la propensione alla cura e al servizio. Questione chiusa.

Dei soldatini ben allineati farebbero sicuramente comodo alla Nazione. Peccato che a noi, della Nazione, non importi nulla. Piuttosto, è su chi la abita che si concentra la nostra attenzione; su chi, anche solo di passaggio, contribuisce a rimodellarne la forma, la cultura, l’identità; sulla libertà di chi, facendone parte, contemporaneamente la disintegra e la ricompone col proprio quotidiano. E se, ad oggi, è utopico pensare a una trasmissione di saperi e conoscenze che non preveda lo stare incastrati nei banchi, la classificazione in base a dei voti, la rigida regolazione del tempo, la più o meno velata minaccia dietro il mancato adempimento al proprio dovere scolastico, che almeno si provi ad arginare queste derive idiote.

Da domani, a scuola tutt* nud*.