[CONSIGLI DI LETTURA MILITANTE] “Liberazione totale” di Steven Best

Annunciamo con piacere la nascita della rubrica Consigli di lettura militante, una rubrica senza alcuna coerenza temporale ma con un obbiettivo ben preciso: fornire spunti per un’indispensabile cultura politica. Come primo titolo abbiamo deciso di consigliare Liberazione totale. La rivoluzione del 21° secolo del filosofo statunitense Steven Best, edito da Ortica editrice e curato da Barbara Balsamo, con una prefazione di Marco Maurizi. Un testo, questo, fondamentale per comprendere i profondi legami tra le diverse istanze di liberazione, da quella ecologista a quella antispecista, da quella anticapitalista a quella contro il razzismo e il patriarcato. Ne riportiamo l’introduzione.

“In un’epoca distopica e apocalittica come la nostra, in cui assistiamo ad una accelerazione della crisi sociale e ecologica globale, questo saggio si prefigge di articolare una politica rivoluzionaria per una liberazione totale del ventunesimo secolo.

Tutti gli approcci politici e i movimenti sociali sino ad oggi sono stati frammentati, deboli e non-inclusivi, regressivi nella loro visione degli animali non umani.

In questi ultimi 30 anni, si sono verificate iniziali e sperimentali alleanze tra giustizia sociale e cause ambientaliste, con una crescente consapevolezza che la minaccia all’umanità e all’ambiente ha radici comuni nel sistema capitalistico orientato alla crescita.

Tuttavia, a causa della noncuranza su tutti i fronti, queste alleanze non hanno incluso i movimenti vegani e quelli per i diritti e per la liberazione animale, che hanno un grandissimo potenziale nella lotta per l’avanzamento di valori progressisti (come pace, giustizia, diritti, uguaglianza e comunità), nella creazione di società ecologiche e nel superamento dell’alienazione umana dalle altre specie animali e dal pianeta nel suo complesso.

La politica delle alleanze generalmente è una sfida impegnativa, si preferisce concentrarsi sulle proprie lotte piuttosto che supportare altri movimenti, specialmente quelli che si disdegnano per ignoranza.

Tutto questo deve cambiare e devono essere formulate nuove ideologie politiche, strategie e gruppi, poiché ogni altra istanza è fallita e la posta in gioco potrebbe essere più alta.

In pericolo c’è il futuro della vita su di un pianeta che è stato sfruttato oltre ogni limite per adattarlo all’esistenza umana e che è pronto a scrollarcisi tutti di dosso e consentire al processo evolutivo di proseguire senza di noi.

Questo secolo, i prossimi decenni o anche solo i prossimi anni, saranno decisivi poiché ciò che saremo capaci di fare o non fare ora determinerà il destino delle specie, il nostro stesso destino, e la storia dell’evoluzione su questo pianeta per millenni a venire. L’urgenza non potrebbe essere maggiore, non abbiamo tempo da perdere, è ora, agire o morire.

[…] La politica più rilevante e promettente di questo secolo, credo, non si focalizzerà sulla lotta di classe o su politiche identitarie praticate attraverso battaglie monotematiche circa razza, genere, orientamento sessuale ecc… Sarà piuttosto una politica di liberazione totale che sfrutta le caratteristiche comuni alle varie forme di oppressione, che riconosce l’interdipendenza e gli obbiettivi comuni dei diversi movimenti di liberazione e che procede per alleanze politiche adeguate.

Con “liberazione totale” non intendo un’utopia metafisica da realizzare perfettamente. Mi riferisco piuttosto al processo di comprensione dei movimenti di liberazione umana, animale e del pianeta, in relazione gli uni con gi altri e che formano alleanze di base a questioni interconnesse come democrazia e ecologia, sostenibilità e veganismo, giustizia sociale e diritti animali.

Certamente la liberazione totale è un ideale, una visione, un obbiettivo per cui lottare, invocando idee di libertà e armonia. La sfida che abbiamo davanti è continua, condotta entro i vincoli della natura umana e i limiti imposti dall’ecologia. I movimenti di liberazione umana, animale e del pianeta sono componenti peculiari di un’unica inscindibile lotta – contro la gerarchia, il dominio e le strutture sociali insostenibili – nessuna delle quali è possibile senza le altre.

Attraverso comportamenti predatori, sistemi di sfruttamento e società orientate alla crescita, abbiamo vissuto nella contraddizione, tra noi, con gli animali e con il pianeta per così tanto tempo che abbiamo generato una nuova epoca geologica – l’era antropocenea – il cui nome identifica il nostro dominio globale e il catastrofico impatto dell’Homo sapiens sul pianeta. In quest’era di cambiamenti climatici fuori controllo, la sesta crisi estinzionistica nella storia della terra, caratterizzata da una centralizzazione crescente del potere, da un neoliberismo aggressivo, da un capitalismo globale, da un militarismo rampante, da scarsità di risorse, da confitti cronici, da collassi economici, da sofferenza e stenti ovunque, siamo giunti a un crocevia storico, in cui importantissime scelte vanno fatte e rese effettive nell’azione.

I regimi omnicidi della “civiltà” e il capitalismo globale hanno raggiunto il loro culmine e finiranno – grazie a una resistenza globale ascendente più forte di questo sistema mondiale morente oppure a causa dei cambiamenti cataclismici che il pianeta ha già prodotto per assicurare la sua evoluzione per miliardi di anni a venire creando condizioni totalmente ostili agli umani e a innumerevoli altre specie.

Qualsiasi lotta priva di intenzionalità circa un cambiamento radicale, sistemico e inclusivo, di un movimento rivoluzionario poderoso contro il capitalismo globale e il dominio gerarchico di ogni tipo, cederà a inutili riforme, pseudo-soluzioni, false speranze, e sofferenze procrastinate. Il tempo delle visioni parziali, delle lotte separate, della resistenza frammentaria è terminato, l‘ora della liberazione totale e delle alleanze politiche rivoluzionarie è arrivata.

Per quanto allarmante, non abbiamo ancora, come specie o massa critica, percepito la reale gravità della situazione e la grandezza delle sfide che dovremo affrontare. Il quadro di insieme prova che prevalgono ancora paradigmi elusivi e antiquati, il dogmatismo e l’autocompiacimento soffocano ogni possibilità. Anche se pochi ne sono consapevoli, i movimenti di liberazione umana, animale e del pianeta hanno disperatamente bisogno gli uni degli altri, le debolezze e i limiti di ognuno possono essere superati solamente attraverso la forza e il contributo reciproco.

Se la rivolta può diventare rivoluzione, il punto di partenza per la trasformazione sociale si potrà raggiungere unendo le forze oltre le barricate; impegnarsi nel rispettoso dialogo critico, comunicare, educare e imparare tra pari; superare storie, critiche e battaglie parziali in favore di una lotta sistemica. Una politica di liberazione totale potrebbe costituire alleanze più potenti di qualsiasi cosa creata fino ad oggi. Si prefigge di emancipare non solo una classe, gli interessi di un gruppo o anche dell’intera specie umana dalla presa di potere di un’élite nichilista, ma anche le comunità animali, ovunque, gli ecosistemi nel mondo, e le energie dinamiche dell’evoluzione e speciazione attualmente strangolate.

Ascoltare e imparare, lavorare uniti e non divisi, un’unità nella differenza e una variegata unità, forgiando una pluralità di critiche e tattiche che attacchino su tutti i fronti e mobilitino resistenza in ogni ambiente sociale attraverso una politica di rivoluzione totale, una politica per il ventunesimo secolo, un’ala di gruppi e posizioni militanti può guidare un ariete contro le strutture del dominio, liberare ogni cella e aprire le porte a una miriade di futuri possibili.

Ma gli umani si sveglieranno, se mai avverrà, tardi nel processo di crisi e decadimento avanzati. Nulla garantisce che vinceremo o falliremo. Tuttavia il pessimismo è suicidio, la disperazione è resa, la posta in gioco troppo alta e le nostre responsabilità troppo grandi. Nonostante la nostra storia violenta di specie predatoria e colonizzatrice, ciò che l’umanità può o non può raggiungere è ancora ignoto. Le nostre capacità e i nostri limiti sono ancora da scoprire nel laboratorio della storia e della lotta politica, e questo esperimento evolutivo potrebbe nondimeno terminare presto nell’estinzione. Speriamo ma lottiamo anche per un esito diverso.”

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