Elezioni europee. Una panoramica

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono alle porte ma quali sono i propositi e le promesse delle liste candidate? Ecco un breve excursus dei gruppi politici a cui appartengono i principali partiti italiani in corsa.

Il Movement for a Europe of Nations and Freedom (MENL) è iI gruppo politico che raccoglie i principali partiti sovranisti d’Europa; di esso fanno parte la Lega di Matteo Salvini e il Front National di Marine Le Pen. Il loro programma, consultabile su https://www.menleuropa.eu/platform, ruota attorno a cinque punti: democrazia, sovranità, identità, specificità, libertà. Per farla breve, si oppongono alla costituzione di organismi sovranazionali che regolino le politiche dei singoli stati, rivendicando l’assoluta libertà di controllare l’immigrazione e di stabilire le proprie politiche monetarie. Tengono anche a precisare che rifiutano qualsiasi affiliazione con regimi e panorami autoritari presenti e futuri – chissà perché hanno ritenuto di doverlo precisare… -. Insomma, un programma estremamente vuoto e generico ma chiaro quel tanto che basta per attrarre chi è solito farsi abbagliare da orizzonti in cui la propria Patria torna finalmente padrona e capace di impedire “invasioni” di ogni sorta – sorge il vago sospetto che delle politiche economiche non gli freghi poi molto; piuttosto, sembra che il tema principale sia “prima pensiamo a cacciare i negri, il resto si vedrà” -. Viene da chiedersi cosa accadrebbe se gli interessi economici o politici dei rispettivi membri si dovessero scontrare; magari una bella guerra continentale.

L’Europe for Freedom and Direct Democracy (EFDD) è il gruppo a cui appartiene il Movimento 5 Stelle e che potremmo far ricadere sotto la definizione – per la verità abbastanza inconsistente – di populista. Il suo programma (http://www.efddgroup.eu/about-us/our-charter) non si discosta molto da quello del MENL: anche qui si sottolinea la sovranità degli stati, l’opposizione all’esistenza di un organo sovranazionale, il diritto di ogni paese di difendere i propri confini, i propri valori storici, tradizionali, culturali, religiosi, il tutto, però, garantendo l’assoluto rispetto della volontà popolare e la rigida opposizione a qualsiasi deriva xenofoba e discriminatoria – se anche voi notate qualche contraddizione, tranquilli, siete perfettamente lucidi -. I principali esponenti del gruppo, oltre ai 5 Stelle, sono il Brexit Party di quel simpaticone di Nigel Farage e Alternative für Deutschland, partito tedesco dichiaratamente omofobo, misogino e antiabortista. Insomma, una bella compagnia.

Il Partito Socialista Europeo (PES), di cui fa parte il Partito Democratico di Zingaretti, pone come proprio obbiettivo principale la creazione di “un nuovo modello di produzione e consumo che crei benessere per i molti e rispetti i limiti del nostro pianeta”; peccato che, al di là di generiche dichiarazioni sul salario minimo e di lotta contro la concentrazione di ricchezza in poche mani, non si abbia il coraggio di dare un nome a questa nuova prospettiva. Ma proviamo a guardare il bicchiere mezzo pieno: sicuramente, le posizioni del PES sono, almeno nelle intenzioni, assai più radicali di quelle che il PD ha dimostrato di perseguire negli ultimi anni. Che il Partito Democratico stia finalmente riconoscendo i propri errori? È dura da credere. Piuttosto, è probabile che l’impegno sia principalmente quello di darsi una ripulita per riuscire ad apparire ancora una forza di sinistra, cosa che le politiche degli ultimi anni hanno seriamente messo in discussione. Ma il programma del PES (https://manifesto.frans4eu.eu/) si pone anche l’obbiettivo di contrastare ogni forma di discriminazione, di promuovere transizioni produttive che mettano al centro la sostenibilità e di costruire un’Europa femminista – bisogna vedere cosa intendono per “femminismo” -, intervenendo sul fenomeno della violenza di genere e sul gap salariale tra i due sessi. Oltre al PD, il PES raccoglie le principali forze socialdemocratiche d’Europa, tra cui il Labor Party di Jeremy Corbyn e l’SPD tedesco.

Forza Italia, invece, aderisce al Partito Popolare Europeo, un’ammucchiata di tutte le forze liberali europee, dal CDU-CSU di Angela Merkel a Les Républicains francesi. Il loro programma (https://www.epp.eu/files/uploads/2019/05/EPP-MANIFESTO-2019.pdf) si snoda attraverso la stucchevole retorica della difesa dei valori giudaico-cristiani e della volontà dei Padri Fondatori – chissà perché non di quella delle Madri Fondatrici -. Tra i primi punti c’è, ovviamente, la sicurezza, messa in pericolo dal fenomeno migratorio, dal radicalismo islamico, dai regimi russo e cinese – quest’ultimo definito “comunista”! -, e dalle sparate populiste. Per ovviare a questi problemi, il PPE propone un’ulteriore militarizzazione dei territori e delle coste, un migliore equipaggiamento delle forze militari che preveda incremento delle unità operative, impiego di droni e un database europeo che contenga tutte le informazioni necessarie per garantire che nulla si muova senza esser visto. Sul tema ambientale le intenzioni sono quelle di lottare contro il cambiamento climatico promuovendo un’economia dinamica, che tradotto suona più o meno così: ricicliamo la plastica ma non mettiamo minimamente in discussione l’impianto neoliberista che sta alla base dell’attuale crisi ambientale. Sempre attraverso la promozione di questa economia dinamica (neoliberista), creare 5 milioni di nuovi posti di lavoro – si vede che Berlusconi fa parte di questo gruppo politico; siamo ancora in attesa di quel milione di posti di lavoro promesso più di vent’anni fa -.

L’Alliance of Conservatives and Reformists in Europe (ACRE) unisce le spinte conservatrici e nazionaliste a un solido approccio liberista. Di essa fa parte Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Il programma (https://www.acreurope.eu/) è quasi scontato: libertà d’impresa, regolamentazione minima del commercio, concorrenza, difesa della famiglia come pilastro fondante della società, sovranità dello Stato nazionale, controllo dell’immigrazione, ecc… – la classica, noiosissima destra -. Oltre FDI, un altro importante partito presente nell’alleanza è il Conservative Party di Theresa May, che ha appena annunciato le sue dimissioni da Primo Ministro del Regno Unito.

Confederal Group of the European United Left/Nordic Green Left (GUE/NGL) è il gruppo all’interno del quale va a collocarsi La Sinistra. Di ispirazione socialista, sono diversi i punti del suo programma (https://www.guengl.eu/european-parliament-election-2019/): dalla lotta all’austerità, che ha massacrato la classe lavoratrice, a quella contro il gap e la violenza di genere; dalla proposta di politiche di accoglienza alla presa di posizione contro l’oppressione dei palestinesi e degli altri gruppi etnici perseguitati; dall’opposizione alla militarizzazione dell’Europa, a politiche ecologiste efficaci, fino al tema dei diritti e del benessere animale – quale benessere? Il benessere della schiavitù? -. Insieme a La Sinistra, tra gli altri, sono presenti i principali partiti di sinistra radicale come Podemos di Pablo Iglesias, La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon e Syriza di Alexis Tsipras.

Insomma, come al solito una bella ammucchiata che scontenterà alcuni e rallegrerà gli altri. Una cosa, però, è certa: quando all’orizzonte si profilano scenari non proprio rosei (derive xenofobe e autoritarie, crisi climatica, distruzione delle tutele minime in materia di lavoro, ecc…) l’interesse per le vicende politiche tende a crescere e non sempre si traduce nella migliore delle soluzioni possibili. Buona sopravvivenza!