[CONSIGLI DI LETTURA MILITANTE] “Elementi di critica omosessuale” di Mario Mieli

Per la rubrica Consigli di lettura militante oggi proponiamo Elementi di critica omosessuale di Mario Mieli, testo del 1977 di grande impatto teorico relativamente ai legami tra la repressione delle soggettività omosessuali, delle donne e delle altre minoranze sessuali e l’intera struttura della società capitalistica. Di seguito alcuni estratti.

“I movimenti gay contemporanei sono sorti nei paesi in cui il capitale è pervenuto alla fase del proprio dominio reale. Tuttavia, già sotto il dominio formale del capitale, e per la prima volta nella storia, gli omosessuali si organizzarono in movimento: ciò avvenne, fin dalla seconda metà del secolo scorso, in Germania, grazie alla diffusione delle opere di Ulrichs e con la fondazione del Comitato scientifico umanitario (1897), così come, in modo diverso, in Inghilterra e poi, nei primi decenni di questo secolo, in Olanda, in Austria, negli Stati Uniti d’America, in Unione Sovietica e in altri paesi. Non sempre né ovunque il movimento omosessuale assunse il carattere di associazione che distingueva il Comitato scientifico umanitario e la sua emanazione internazionale (la Lega mondiale per la riforma sessuale), ma in molti paesi, pur senza produrre organizzazioni formali specifiche, il movimento omosessuale effettivo diede luogo a un ampio dibattito sull’omosessualità, che per la prima volta coinvolse un numero considerevole di “personalità” culturali e politiche e portò alla ribalta problemi e argomenti fino allora taciuti in ossequio a uno dei più severi tabù.

La violenta persecuzione nazista, stalinista e fascista, perpetrata contro gli omosessuali negli anni trenta e durante la guerra, cancellò il movimento e con esso la memoria di questa prima importante affermazione omosessuale internazionale, ristabilendo assoluta l’ideologia della Norma. A causa di ciò, è soltanto grazie alle ricerche del nuovo movimento gay, risorto come Gay Liberation Front negli Usa nel 1969 e quindi in parecchi altri paesi, che molti di noi omosessuali, in particolare quelli nati negli ultimi decenni, abbiamo saputo dell’esistenza di un movimento gay predecessore e ci siamo resi conto di prender parte – contrariamente a quanto credevamo – a una seconda ondata del movimento di liberazione e non alla prima. Alcuni dei quesiti che noi oggi ci poniamo, ad esempio, concernono tematiche già affrontate in passato dal primo movimento gay. Uno, principalmente, interessa gli omosessuali di oggi come quelli di ieri: per quali motivi la società ci emargina e tanto duramente ci reprime? […]

La persecuzione dell’omosessualità si inserisce appieno nel quadro più ampio della generale repressione sessuale. Il dogma della procreazione quale unico vero fine della sessualità è storicamente sorto come coronamento ideologico dell’effettiva riduzione dell’Eros a eterosessualità monogamica e, nel contempo, quale giustificazione della condanna emessa dalla società contro tutte le altre tendenze libidiche, affinché venissero sublimate nella sfera economica. Si è reso necessario dare a intendere che la sessualità avesse come fine la riproduzione, per celare il fine autentico della repressione sessuale: lo sfruttamento della donna e dell’uomo nella produzione. […]

Certamente oggi la persecuzione è ben più tremenda in Unione Sovietica, a Cuba o in Polonia che non in Inghilterra, in Francia o in Italia. Abbiamo visto come, in quasi tutti i paesi a dominio reale del capitale, siano state introdotte leggi tolleranti: tuttavia la tolleranza è ancora negazione della libertà. La tolleranza è repressiva. Il capitale offre “lo spettacolo di una vita che è libera, ma che revoca la propria libertà nella legge, quindi anche la dichiara un’apparenza, e d’altra parte confuta la sua libera legge mediante l’azione” (Bruno Bauer).

Nei fatti, la “libertà” che agli omosessuali garantisce la legge si riduce alla libertà di essere degli esclusi, degli oppressi, degli sfruttati, degli oggetti di violenza morale e spesso fisica, degli isolati in un ghetto generalmente pericoloso e, quasi sempre, di uno squallore evidente. La società “tardocapitalistica”, scrive Francesco Saba Sardi, “pur dando all’omosessualità la sanzione giuridica della tolleranza, impone agli omosessuali un marchio (di infamia, di ridicolo, o di compassione) che li confina in un ghetto più o meno dorato, nel quale l’omosessuale è indotto a recitare il proprio ruolo in maniera caricaturale; così come l’ebreo della campagna antisemitica e nazista: l’ebreo gemente e insieme scaltro, l’ebreo masochista, il quale ha oggi, almeno per certi aspetti, il proprio contraltare nella checca”

In uno dei paesi europei in cui gli omosessuali hanno raggiunto il grado più elevato di emancipazione politica, l’Olanda, essi restano tuttavia degli emarginati, relegati in un ghetto funzionale, prigionieri di quella gabbia d’oro che è la Amsterdam gay (anche se, bisogna ammetterlo, nelle saune di Amsterdam si gode molto più intensamente e con maggiore tranquillità che non nei cessi di Piazza Duomo a Milano…) […]

Protezione degli omosessuali, morale permissiva, tolleranza, emancipazione politica conseguita entro certi limiti nei paesi a dominio reale del capitale, tutto ciò si rivela in sostanza funzionale al programma di mercificazione e sfruttamento dell’omosessualità da parte dell’impresa capitalistica. L’industria del ghetto è assai fruttifera: bar, club, alberghi, sale da ballo, saune, cinema, stampa pornografica per soli omosessuali costituiscono fonti di cospicui introiti per gli sfruttatori del cosiddetto “terzo sesso”. Il capitale opera una desublimazione repressiva dell’omosessualità. “La sessualità viene liberata (o meglio liberalizzata) in forme socialmente costruttive. Questa nozione implica che vi sono modi permissivi di desublimazione” (Marcuse). […]

Di fronte a tale salto qualitativo, dinnanzi alla prospettiva della rivoluzione e del comunismo, la repressione sessuale svolge una funzione ostacolatrice e obsoleta: infatti essa garantisce quella sublimazione forzata che permette lo sfruttamento economico, “il furto del tempo di lavoro dell’uomo” (Marx), il furto del (tempo di) piacere della donna e dell’uomo, la costrizione dell’essere umano a un lavoro che non è più necessario in sé, ma indispensabile al perpetuarsi del dominio del capitale. Il lavoro oggi serve alla conservazione di rapporti di produzione superati e a garantire la saldezza dell’edificio sociale che su di essi è fondato. […]

Moltissimi “compagni” eterosessuali considerano la questione omosessuale sovrastrutturale e rivendicano la priorità delle problematiche socioeconomiche (strutturali) rispetto a quelle sessuali. A prescindere dalla critica, peraltro importantissima, della sclerosi meccanicistica e adialettica postmarxiana assunta, presso molti sedicenti marxisti, dalle nozioni di “struttura” e “sovrastruttura”, è comunque sbagliato ritenere soltanto “sovrastrutturali” le tematiche sessuali, dal momento che il lavoro stesso, e quindi l’intera struttura economica della società, dipende dalla sublimazione dell’Eros. Alla base dell’economia, si cela la sessualità: l’Eros è sottostrutturale.”

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