Il bluff a 5 stelle

Cos’è un bluff? Nel gioco del poker, il bluff è una strategia volta a far credere all’avversario di avere carte con un punteggio alto, così da indurlo ad abbandonare il gioco e a salvare il salvabile. In poche parole, è un voler dare un’immagine di sé che non corrisponde neanche lontanamente a realtà. Sul tavolo da gioco della politica, il Movimento 5 Stelle bluffa da anni, rilanciando, partita dopo partita, come se in mano avesse una scala reale, quando invece non ha che una misera coppia.

Ma non è realistico credere di poter vincere un match, o addirittura un intero torneo, soltanto a suon di bluff. Qualche punto sostanzioso prima o poi devi calarlo, altrimenti la strategia si rivela alla luce del sole e gli avversari iniziano a prendere contromisure. In breve, se alla decima mano consecutiva rilanci gettando sul tavolo l’ennesimo milione di euro in fiches, è legittimo aspettarsi che chi ti sta di fronte inizi a chiedersi: “Ma non è che questo mi prende per il culo anche stavolta?”.

Ebbene, dopo anni di proclami, di prese di posizione coraggiose, di attacchi frontali alla casta, di onestà sbandierata a destra e a manca, viene da chiedersi proprio questo ossia se non ci stiano fottendo per benino, se la realtà dell’amministrare grandi città o, come da un anno a questa parte, del governare un paese incerottato, non abbia procurato loro un brusco risveglio dalle lande oniriche della rettitudine morale e della coerenza, risveglio che non può che spiattellare davanti al paese intero, ma soprattutto davanti a loro stessi, la loro intima natura camaleontica.

Sì, perché stona parecchio con l’identità costruitasi negli anni il salvataggio del compare di governo Salvini dal processo sulla nave Diciotti, processo in cui il leader del Carroccio era indagato, è bene ricordarlo, per sequestro di persona aggravato, non certo per aver rubato qualche caramella. In quel caso, la piattaforma online Rousseau, assemblea virtuale del popolo pentastellato, ha deciso che Matteo Salvini non andava processato perché le sue azioni erano state compiute per “la tutela di un interesse dello Stato”.

Com’è possibile? Solo pochi mesi prima, il leader 5stelle Di Maio, riguardo al caso Diciotti, dichiarava di ritenere sacrosanto che anche i ministri potessero finire nel registro degli indagati, esattamente come ogni altro cittadino. Forse, a non esser sacrosanto è il sottoporre a processo i ministri alleati. Finché si è solo indagati, tutto ok, la magistratura è legittimata a fare quel che fa, non si discute; ma se si paventa l’ipotesi di un bel processo in grado di destabilizzare il governo, ecco il grillino opportunista sugli scudi nella commissione al Senato, per delegittimare quella stessa magistratura votando per la non processabilità di Matteo Salvini. Et voilà, non c’è trucco, non c’è inganno!

Che dire, poi, della storia dei 49 milioni? Ha ragione Di Maio a dire che la Lega che si riempì le tasche allora non è la stessa con cui i 5 stelle hanno sottoscritto il contratto di governo, che non inveisce più pubblicamente contro i terroni, che non canta più (perlomeno ad alta voce) “Vesuvio lavali col fuoco”. Tuttavia, se la Lega oggi ha raggiunto questo livello è anche grazie a quei soldi pubblici rubati, che le hanno permesso di organizzare campagne elettorali e di aumentare progressivamente la propria visibilità. Insomma, se al posto della Lega ci fosse stato il Partito Democratico si sarebbe gridato giustamente allo scandalo, alla corruzione e alla disonestà della vecchia politica, della “casta” – vi ricordate le sacrosante prese di posizione dei 5 stelle sul caso Consip e sulla vicenda Monte dei Paschi di Siena, vicende che ruotavano attorno ai genitori di importanti esponenti del PD quali Matteo Renzi e Maria Elena Boschi? -.

Non sarà che con la Lega ci sono molte più affinità di quelle che gli stessi elettori pentastellati ritenevano possibili? Insomma, la luna di miele ideologica tra 5 stelle e Lega sul tema immigrazione restituisce l’immagine di un’intesa emotiva che è andata ben oltre i preliminari e che è sfociata in un vero e proprio rapporto carnale. Immaginate cosa sarebbe successo se a strumentalizzare la morte degli operai dell’azienda tedesca Thyssenkrupp, anziché il premier Conte, fosse stato un esponente dei governi precedenti. Come può ritenersi accettabile che il leader di un governo utilizzi una tragedia come quella di Torino per ricattare un paese straniero intervenuto sul caso Sea Watch? Eppure, non una mosca si è alzata dalla palude grillina, attenta al destino e ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (anche quelli morti) solo a giorni alterni. Altro che ne di destra né di sinistra!

Non sarebbe onesto, però, non citare gli ultimi dati in materia di occupazione. A quanto pare, come afferma l’Istat, non si è mai registrato un numero così alto di occupati nel nostro paese (il 59%), con la disoccupazione che si attesta attorno al 9,9%, un dato ai minimi dal 2012. Sembra che il Decreto Dignità stia dando i suoi frutti, soprattutto nell’ambito della conversione dei contratti, come ha anche riconosciuto Carlo Calenda, notoriamente molto critico nei confronti dei 5 Stelle.

È però facile scadere in facili entusiasmi quando ci si allontana da una visione d’insieme. Se è vero che l’oscillazione dei dati in materia di occupazione ha registrato un picco positivo nel mese di Maggio, è anche vero che esattamente un anno fa si era già registrato un record occupazionale dal 1977, quando l’occupazione cresceva al 58,4%. La novità, semmai, è nella composizione di questa crescita che, rispetto al 2018, vede un aumento dei contratti stabili (+ 27mila). Nessun boom occupazionale, soltanto una crescita graduale in linea con l’andamento degli anni successivi alla crisi del 2011.

Insomma, la tanto attesa abolizione della povertà, già annunciata e festeggiata ai tempi dell’approvazione della legge di bilancio nel Settembre 2018, dovrà ancora aspettare. Anche perché, condizione imprescindibile affinché si possa effettivamente dichiarare l’uscita da una condizione di indigenza e precarietà, oltre a un salario degno, è la garanzia del funzionamento dei servizi basilari, come ad esempio quello scolastico. Già, perché fa molto discutere la storia dei 4 miliardi di euro tagliati, nel prossimo triennio, ai servizi scolastici, in particolare agli insegnanti di sostegno, per finanziare Quota 100. Il MIUR ha prontamente smentito l’esistenza di questi tagli ma i dubbi restano grandi, come sottolinea nextquotidiano.it.

E di precarietà si può parlare non soltanto in relazione alla situazione economica ma anche in riferimento alla salute collettiva. Chiunque faccia un giro per Roma può facilmente accorgersi dello stato drammatico della raccolta rifiuti, con immondizia che invade strade e marciapiedi e che, soprattutto in periodi molto caldi come questo, produce esalazioni non proprio benefiche per la salute. La sindaca pentastellata Raggi continua a inveire contro complotti orchestrati più o meno ad arte per delegittimare la sua giunta, soprattutto dopo il rogo al TMB Salario, impianto di trattamento dei rifiuti la cui chiusura ha paralizzato le attività. La verità è che già da tempo i cittadini denunciavano le condizioni pessime dell’impianto di smaltimento, chiedendo interventi strutturali per la messa in sicurezza delle zone circostanti. Per tutta risposta, in quel caso gli abitanti ricevettero un triste silenzio istituzionale.

Non si può certo dire che i 5 Stelle non rappresentino un cambiamento; sì, un grande cambiamento di posizioni in merito a questioni che ne hanno determinato l’identità storica. Come non citare la storia degli F35, storica battaglia fin dagli albori del Movimento, un tempo spesa inutile ed oggi, stando alle dichiarazioni del sottosegretario alla difesa grillino Tofalo, riabilitata perchè spesso “trattata in modo distorto”. Come non citare la costruzione del TAP, il Gasdotto Trans-Adriatico, al centro di accesissime battaglie ambientali da parte di comitati e cittadini pugliesi e non solo. Comitati e cittadini un tempo spalleggiati dai 5 Stelle e ritrovatisi soli nel momento della resa dei conti, quando in Parlamento si doveva scegliere se bloccare l’opera o la “Manovra del popolo”, con all’interno i provvedimenti per quel reddito di cittadinanza che ha visto entrare, nelle tasche di molti italiani, cifre irrisorie.

Insomma, a lungo andare, il bluff si rivela alla luce del sole. E dire che, per vincere la partita e battere degli avversari non proprio in grande spolvero, non servirebbe neanche una scala reale; basterebbe un bel tris o, al massimo, un full.