[INTERVISTA] Mutualismo applicato: la Casa del Popolo di Casal Bruciato

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i compagni e le compagne della Casa del Popolo di Casal Bruciato, presidio solidale che, da ormai più di un anno, svolge attività e servizi nella storica periferia romana.

VOCI SINISTRE: Come e quando nasce la vostra esperienza come Casa del Popolo di Casal Bruciato? Qual è l’idea che sta alla base del vostro progetto?

CASA DEL POPOLO: L’esperienza della Casa del Popolo di Casal Bruciato nasce come declinazione pratica del progetto di Potere al Popolo! sul territorio romano. In realtà, quella di Casal Bruciato è una “seconda casa” per Potere al Popolo Roma: una prima casa l’avevamo già avuta a Gennaio 2018, appena cominciata la fase di costruzione del movimento, a via di San Romano, sempre in zona Tiburtina.
La vecchia casa era però costituita da uno spazio unico con un piccolo bagno. Un luogo limitato ma accogliente che è riuscito a rispondere bene alle esigenze del periodo iniziale del progetto che erano prevalentemente politico-organizzative. Superato il momento di fibrillazione elettorale era necessario cominciare a sperimentare uno dei principi cardine su cui si basa il progetto di Potere al Popolo!, ovvero il mutualismo, inteso come ponte tra la soddisfazione immediata di un bisogno individuale attraverso la messa a disposizione di servizi sociali gratuiti, e l’azione collettiva perché questi servizi siano garantiti a tutti attraverso il controllo popolare sulle istituzioni di competenza.
Per metterlo in pratica avevamo però bisogno di un posto più grande e maggiormente immerso nel tessuto sociale della città. La fortuna ha voluto che venissimo a sapere di un locale abbandonato, un vecchio circolo di rifondazione incastonato sotto le case popolari (ERP Edilizia Residenziale Pubblica) di via Sebastiano Satta. Cogliamo l’opportunità al volo e dopo un bel po’ di pulizia e lavori di manutenzione, a Marzo del 2019, abbiamo una nuova sede!
L’idea alla base di tutto è creare degli spazi di “Alegria y lucha” – Allegria e Lotta – in cui le persone possano incontrarsi e condividere tanto momenti di socialità che di lotta, perché pensiamo che uscire dall’isolamento e confrontarsi all’interno di una comunità sia il primo passo per comprendere che la propria situazione è comune a quella di molti, cosa che rende possibile organizzare azioni di solidarietà, rivendicazioni e lotte più complessive.
Da qui il nome “Casa del Popolo”, perché non c’è niente di più accogliente di una casa e perché vogliamo che sia un luogo non settoriale in cui tutte le etichette con cui conviviamo ogni giorno – vecchio, giovane, donna, uomo, immigrato, immigrata – vengano meno in nome del reciproco riconoscimento come appartenenti allo stesso lato della barricata.

VOCI SINISTRE: Quali attività proponete?

CASA DEL POPOLO: Da quando ci siamo insediati abbiamo avviato diverse attività, partendo sia da cose su cui avevamo già un’esperienza, sia da questioni che ci sono state segnalate direttamente dagli abitanti: – Sportello per la Giustizia Sociale, che si occupa di vertenze di lavoro individuali e collettive e di sostegno nell’accesso alle misure di welfare a 360 gradi, dai servizi INPS a questioni che riguardano le case popolari (morosità, pendenze, contenziosi).
– Sportello Logopedia per bambini, bambine e adulti
– Corso di Formazione Professionale per Navigator
– Corso di Inglese per adulti e adolescenti
– Laboratori creativi per bambini e bambine
Siamo stati promotori di un gruppo di quartiere che si è occupato delle questioni più strettamente territoriali. Il gruppo, che ha coinvolto una decina di persone, è stato molto importante sia perché ci ha permesso di comprendere “da dentro” le problematiche più urgenti, sia perché ha funzionato come corpo intermedio per interloquire con gli abitanti in maniera semplice e non troppo politicizzata. Grazie a questo gruppo sono state fatte alcune azioni di sensibilizzazione sul tema dei rifiuti, della sicurezza stradale e della manutenzione degli spazi pubblici.
Dal punto di vista culturale abbiamo portato in scena uno spettacolo teatrale sull’aborto intitolato “Io Obietto”, abbiamo fatto alcune presentazioni di libri e iniziative di approfondimento su temi di attualità come il Reddito di Cittadinanza e il problema degli sfratti e degli sgomberi delle occupazioni abitative.
Abbiamo infine sostenuto attivamente la lotta degli AEC (Assistenti Educativi Scolastici), contrattualizzati da cooperative in appalto al comune di Roma, che hanno fatto una campagna di raccolta firme per chiedere l’internalizzazione del servizio e la stabilizzazione dei lavoratori del settore.

VOCI SINISTRE: Le periferie sono territori colmi di contraddizioni. Che tipo di relazione intrattenete con gli abitanti della zona? Avete riscontrato una partecipazione attiva?

CASA DEL POPOLO: All’inizio del nostro insediamento c’è stata una certa curiosità che potremmo definire distante. Gli abitanti e le abitanti del quartiere ci osservavano con una certa diffidenza e cercavano di capire chi fossimo e cosa volessimo fare.
Potremmo dire che già lì abbiamo constatato una prima contraddizione: da un lato un interesse nel vedere la nascita di un nuovo spazio aggregativo, dall’altro il timore che questo potesse alterare il delicato equilibrio del quartiere. Per questo motivo, la conoscenza è stata e continua a essere piuttosto graduale, anche se non necessariamente lineare, nei passaggi da un sentimento di diffidenza, a uno di curiosità, fino a un’effettiva partecipazione.
Come detto sopra, la nostra idea era sperimentare il mutualismo, così abbiamo attivato subito alcuni servizi gratuiti e cominciato a occuparci in maniera autorganizzata della risoluzione di alcuni problemi territoriali. Questo approccio ci ha permesso di superare i pregiudizi sul chi fossimo, focalizzando l’attenzione sulle nostre attività, e ha fatto avvicinare alcune persone del quartiere che ad oggi sono tra le nostre più grandi sostenitrici.
In particolare, grazie ad alcuni strumenti pratici quali il gruppo manutenzione del quartiere e lo sportello per la giustizia sociale, abbiamo intercettato persone con cui si è costruita una relazione di fiducia e collaborazione. In questo è stato fondamentale avere un approccio inclusivo e dialogante dove l’aspetto politico è “adiacente” a quello legato alle pratiche, ossia per la partecipazione alla vita della Casa del Popolo non è necessaria l’adesione al nostro progetto politico, quanto piuttosto una convergenza su ciò che si vuole fare insieme.
Possiamo dire che, attualmente, la relazione con il quartiere è di tolleranza complice. In tanti hanno visto quello che facciamo e, anche se distanti politicamente, mostrano rispetto per noi, mentre per alcuni siamo effettivamente diventati un riferimento per quello che succede nella zona quando si presentano questioni più politiche.
E’ chiaro che costruire e consolidare una comunità solidale in un territorio abbandonato da istituzioni e politica da decenni è un lavoro lungo e faticoso ma va anche detto che l’approccio di Potere al Popolo! è proprio basato sul non avere tatticismi a priori su cosa fare. Piuttosto che essere quelli che arrivano in un posto con le ricette pronte e le soluzioni in tasca, ci siamo messi anzitutto in ascolto e al servizio degli abitanti perché pensiamo che sia questo l’unico modo per trovare una chiave di attivazione popolare.

VOCI SINISTRE: Potreste descrivere le condizioni in cui versa la periferia in cui svolgete le vostre attività? Quali sono le maggiori criticità?

CASA DEL POPOLO: Premettiamo che Casal Bruciato si trova nel IV Municipio, uno dei più poveri di Roma Capitale, con redditi individuali annuali sotto la media della città (21.000€ per gli italiani, 12.700€ per gli stranieri), con circa il 9% di famiglie residenti con minori con redditi sotto i 25.000€ anno lordi.
In questo quadro di povertà, il lavoro e la sua assenza rappresentano un problema notevole, tanto che negli ultimi 40 anni, complice anche la progressiva scomparsa delle organizzazioni politiche di massa di qualsiasi schieramento politico, si è arrivati alla creazione di una rete di piccola criminalità locale dedita soprattutto allo spaccio (per alcuni fonte di reddito principale e per altri integrazione) saldata con gli ambienti della nuova destra.
Un altro problema che balza subito agli occhi è l’assenza pressoché totale di servizi di prossimità. Per fare un esempio, il punto unico di accesso ai servizi sociali è a 6/7 Km di distanza, così come pure gli uffici del Municipio. Se a questo si affianca un trasporto pubblico locale poco frequente e solo su gomma che transita nel trafficatissimo quadrante tiburtino, potete immaginare le difficoltà nel far valere anche i diritti di base.
Di recente, inoltre, con il cambio di amministrazione e con il passaggio del Municipio ai 5Stelle (2018), altre strutture presenti sul territorio quali asili e centri per anziani sono state chiuse (appalti tolti alle cooperative che li gestivano e non sostituiti con altri servizi).
Infine, va detto che Casal Bruciato è un insediamento ad alta densità abitativa costituito da molti palazzi ERP (Edilizia Residenziale Pubblica) la cui manutenzione negli ultimi anni è stata completamente trascurata da parte del Comune. Una condizione aggravata se si considera il gran numero di persone con disabilità e fragilità che vive nelle case popolari. Ciò nonostante, è praticamente privo di spazi aggregativi e culturali per giovani e meno giovani, manca persino la parrocchia. L’unico presidio rimasto attivo in questi anni è lo sportello casa dell’ASIA USB.

VOCI SINISTRE: La periferia di Casal Bruciato, negli scorsi mesi, è balzata agli onori della cronaca per le proteste di alcuni cittadini e fazioni di estrema destra contro l’assegnazione di una casa popolare a una famiglia rom legittimamente beneficiaria. Sui media nazionali, come spesso accade, l’evento è stato narrato nei modi più fantasiosi. Sapreste fornire, a distanza di tempo, una lettura di quei fatti da una prospettiva che solo chi abita e vive il territorio può dare?

CASA DEL POPOLO: Visti dall’interno, quei giorni sono stati decisamente più articolati di come siano stati riportati dai giornali ma va detto che parte di quella fantasiosa narrazione dei media è partita proprio dal quartiere.
All’inizio, infatti, la voce che era stata fatta girare era che una famiglia rom avesse occupato una casa destinata a una donna italiana con una bambina. Da questa prima menzogna è stato facile scatenare lo sdegno e la frustrazione di alcuni abitanti della zona che si sono uniti al teatrino messo su da Casapound. Complice anche la relazione di alcune fette del quartiere con gli ambienti degli spacciatori della destra, l’approccio generale è stato sostanzialmente di tacito consenso.
Quando si è cominciato a comprendere che in realtà si trattava di una normale assegnazione di casa popolare, l’atteggiamento da parte di molti è cambiato per la sensazione di essere stati usati per fare propaganda politica. Nonostante rimanesse la percezione che le famiglie italiane fossero state “scavalcate” nell’assegnazione delle case da chi sceglie di vivere nelle baracche, la violenza della situazione ha fatto emergere le prime sporadiche voci contrarie.
In quel frangente è stata importante la risposta che è stata data da parte della rete Antirazzista e Antifascista con il corteo per il quartiere, che ha permesso a chi non condivideva quella rappresentazione di Casal Bruciato di esporsi sentendosi tutelato da un intero movimento. E’ stata una risposta importante anche per far sentire un’altra voce sulla vicenda, una voce che diceva che piuttosto che giocarsi a braccio di ferro un’unica casa, piuttosto che togliere la casa ad una famiglia disperata per darla a un’altra famiglia disperata, bisogna chiedere alla politica perché ancora ci siano tutte queste persone senza un tetto visto che le case vuote sono tantissime in tutta Roma. Su questo piano in tanti si sono avvicinati e sono rimasti convinti da un discorso tanto semplice quanto umano.
Quando il clamore mediatico è terminato, è stato faticoso tornare alla normalità ma tutti e tutte hanno potuto constatare chi, una volta spente le telecamere, è rimasto e ha continuato ad interessarsi al quartiere.
Purtroppo, una moltitudine di problemi soggettivi e oggettivi rendono questi luoghi esposti ad ogni venticello che soffia sul fuoco della rabbia repressa e facilmente possiamo trovarci davanti a una guerra di penultimi contro gli ultimi. Il che non giustifica l’accaduto ma lo contestualizza e lo politicizza rendendolo da fatto di cronaca un evento politico con delle cause e delle responsabilità.
Sono queste responsabilità che la politica deve tornare ad assumersi per permettere anche a chi urla meno, a chi ha paura, a chi si sente in minoranza di non vergognarsi di preferire la solidarietà e l’uguaglianza alla sopraffazione e alla discriminazione.
Nonostante le tante immagini brutte che sono passate anche sui media, l’immagine più bella che abbiamo negli occhi è quella dei ragazzini rom in piedi su una cancellata di ferro che guardano felici ed entusiasti il corteo che passa per difenderli e accoglierli.

VOCI SINISTRE: Le reazioni degli abitanti a quegli eventi sono state davvero tutte di intolleranza verso i nuovi arrivati, come vorrebbe far credere una certa narrazione intenta a disegnare le periferie come luoghi esasperati dall’arrivo di sempre nuove fonti di “problemi”, termine con cui spesso vengono etichettate le comunità rom e sinti ma anche i migranti, i poveri, i senzatetto, ecc…?

CASA DEL POPOLO: Le reazioni sono state piuttosto scomposte e contraddittorie. La maggior parte delle persone ha mostrato indifferenza verso l’accaduto, i più interessati sono stati quelli che avevano la casa in prossimità dei rom che, più che mostrare intolleranza, hanno reagito con rabbia rispetto a un’ingiustizia percepita. Molte persone che abitano lì conoscono famiglie in graduatoria per l’assegnazione da anni e hanno avvertito come ingiusto che qualcuno “arrivato dopo” possa avere avuto la precedenza. Una rabbia che purtroppo, grazie soprattutto alla presenza dei fascisti, si è trasformata in un atteggiamento vessatorio e vendicativo nei confronti della famiglia rom che si era appena trasferita.
Accanto a questo, però, ci sono stati tanti che si sono sentiti intimiditi proprio perché, sin dai primi momenti, la scena è stata volutamente concessa alla violenza fascista e anche chi non approvava l’attacco è rimasto in silenzio. Prova ne è stata la manifestazione Antifascista che ha visto la partecipazione di un gran numero di abitanti, anche dalle finestre (famosa è rimasta la canzone trasmessa da un anziano del palazzo di fronte).
Purtroppo è indubbio che, in mancanza di un “contratto sociale” solidale, ogni modifica allo status quo faticosamente costruito è sentito come una potenziale fonte di problemi e un ulteriore sopruso nei propri confronti. Ogni cambiamento negli ultimi anni è stato un peggioramento per cui meglio non toccare niente che fare modifiche. E’ lo stesso atteggiamento che c’è stato anche nei nostri confronti quando all’inizio in tanti temevano che avremmo portato migranti, casino e sporcizia.
E’ stata proprio quest’occasione a farci rendere conto dell’importanza della presenza di presidi di solidarietà come il nostro sul territorio. Diverse persone sono venute a cercarci per chiederci cosa fare e quando tutto è finito ci hanno confessato che la nostra presenza gli ha dato il coraggio per rompere il silenzio e la vergogna per non essere d’accordo con quello che stava succedendo ed esporsi in prima persona nel quartiere.
In generale, la situazione di avere davanti un soggetto più emarginato, povero e sfigato di te motiva le persone a difesa di quanto consolidato fino a quel momento e le getta facilmente verso la conservazione della condizione esistente. Sono emozioni (irrazionali) che possono essere sradicate soltanto attraverso un intervento materiale integrato e continuativo, al tempo stesso sociale e politico.

VOCI SINISTRE: La crisi economica e l’instabilità politica nazionale hanno generato un drastico mutamento nella percezione dei problemi reali del paese, cosa che ha comportato un evidente spostamento verso destra di molte zone storicamente rosse. Dal vostro punto di vista, e in particolare nella vostra zona, avete notato dei cambiamenti significativi in tal senso?

CASA DEL POPOLO: Noi, ovviamente, stando da poco lì non abbiamo vissuto in prima persona questo cambiamento ma riportiamo le testimonianze degli stessi abitanti del quartiere.
Quello che possiamo dire è che Casal Bruciato è stato un quartiere rosso per gran parte della sua storia, la piazza principale Piazza Crivelli vide negli anni ’70 le prime manifestazioni di lotta per la casa, per l’uguaglianza e contro le discriminazioni. Tra il ’73 e il ’74, come a San Basilio, c’era il problema dell’alloggio per gli abitanti dei borghetti di case abusive che vennero smantellati in quegli anni (Borghetto Prenestino in primis) e i vecchi del quartiere ancora ricordano quando a occupare c’erano loro ed erano loro stessi a essere malvisti straccioni, oggetto di pregiudizi, ultimi arrivati in un quartiere che non li voleva.
Allora, però, la presenza in zona di sezioni politiche del PCI ma anche della DC permettevano una continua dialettica (anche conflittuale) tra le spinte della base per soddisfare le proprie esigenze e la necessità dei partiti di rispondere a queste richieste per mantenere consenso e credibilità.
Il punto è che, accanto alla crisi economica e precedente a questa, negli ultimi vent’anni si è verificata una enorme crisi politica che ha creato sfiducia, cinismo e diffidenza verso ogni proposta di cambiamento radicale e verso ogni possibilità di incidere sulla realtà partendo dal basso.
In tutta Europa c’è un clima politico dichiaratamente anti-ideologico per cui ogni opzione di scelta identitaria o di prospettiva è considerata antiquata e ridicola. Lo abbiamo visto con la recente approvazione da parte del Parlamento europeo della mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo, in cui si è chiesta la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa ed equiparando il comunismo al nazifascismo. Un rovesciamento storico molto grave, che rende l’idea di quanto determinate parole d’ordine e opzioni politiche siano oggi bannate dalla scena pubblica. Questo clima ha dato larga agibilità alle opzioni populiste quali il M5S e a un’aderenza politica molto fluida, basata su flussi emotivi legati più alla rappresentazione mediatica che ricevono certi personaggi o temi che alla convinzione politica.
Ciò nonostante, quando degli eventi polarizzano l’opinione pubblica emergono dei residui di quella cultura di sinistra che ha caratterizzato la storia del nostro paese. Anche Casal Bruciato ha dimostrato di conservare un senso di resistenza alla barbarie e di giustizia sociale con la bella partecipazione che ha ottenuto l’iniziativa organizzata a inizio Settembre in ricordo di Fabrizio Ceruso e della lotta per la casa, in cui alcuni abitanti si sono riconosciuti nelle fotografie esposte e hanno riportato le loro testimonianze sull’importanza di quelle lotte.
Ci sentiamo di dire che i semi della solidarietà e dell’eguaglianza sono ancora presenti a Casal Bruciato come nel resto del Paese ma vanno cercati con pazienza, umiltà e delicatezza, tra una buca stradale e un cassonetto pieno di immondizia.

VOCI SINISTRE: Immaginate di avere la possibilità di andare in Campidoglio per presentare alla sindaca Raggi delle proposte politiche volte a migliorare il quotidiano delle periferie: quali sarebbero le prime tre cose che le chiedereste?

CASA DEL POPOLO: Le prime cose che le chiederemmo sono quelle che ci siamo trovati ad affrontare praticamente in questi mesi: manutenzione degli spazi pubblici (dal verde all’edilizia popolare) attraverso l’affidamento del lavoro a cooperative di disoccupati; apertura di nuovi spazi di aggregazione e socialità attraverso l’affidamento di beni immobili comunali abbandonati ad associazioni che fanno attività sociali e culturali; potenziamento della rete di trasporti e miglioramento delle condizioni stradali.

VOCI SINISTRE: Avete delle nuove attività in programma da Settembre in avanti?

CASA DEL POPOLO: Quest’anno siamo un po’ in ritardo con le attività perché durante tutta l’estate abbiamo lavorato alla costruzione di una cucina all’interno della Casa del Popolo.
La cucina sarà sicuramente la maggiore novità perché ci permetterà, da un lato, di avviare una serie di sperimentazioni sul tema dell’alimentazione e della condivisione con gli abitanti del quartiere, dall’altro, di creare maggiori momenti di socialità ed eventi culturali che possano coinvolgere anche persone esterne al quartiere attraverso la collaborazione con altre associazioni di zona.
Altre novità in cantiere sono l’apertura dell’aula studio domenicale per tutti gli studenti e le studentesse che non hanno un posto in cui andare a studiare nel weekend e due corsi di formazione popolari sulla comunicazione e sulla sostenibilità che partiranno a fine Ottobre.
In ogni caso, a partire da Ottobre, una volta al mese si terrà un’assemblea della Casa del Popolo in cui chiunque potrà venire a proporre una nuova attività o iniziativa, per cui chissà quante altre cose belle nasceranno in futuro!

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