Perchè il complottismo è il più grande alleato del potere

Analizzando la società da una prospettiva dialettica, non si può non convenire che ogni elemento, con la sua sola esistenza, generi il suo diretto negativo. Il movimento dinamico che si produce è un vero e proprio motore, un carburante grazie al quale nulla rimane statico e ogni cosa è sottoposta a costante divenire.

In quest’epoca, però, può avvenire con maggior frequenza che le forze sociali non si limitino a produrre due poli antagonisti naturalmente in conflitto. Un ulteriore elemento è costantemente prodotto: il falso negativo.

Il falso negativo, inizialmente, può apparire nulla più che un normale negativo, il solito elemento la cui natura oppositiva contribuisce al dinamismo storico. Guardandolo meglio, però, emerge con sempre più forza la sua natura subdola, la sua ambiguità strutturale, il suo rimbalzare ininterrottamente da un polo all’altro, spesso trovando migliore appoggio sul fronte positivo. Un esempio eclatante di falso negativo è il fenomeno del complottismo.

Con complottismo si intende tutta quella serie di teorie e posture intellettuali che non si limitano ad esprimere scetticismo in merito a un fenomeno o a un evento; il complottismo orchestra intere visioni del mondo, spesso con rigore apparentemente scientifico, per suffragare il proprio scetticismo riguardo un determinato fatto. Al complottismo non basta dire: “Questa storia non mi convince!“; esso deve giustificare i propri dubbi portando “prove” in grado di dimostrare l’esistenza di qualche piano supersegreto di cui nessuno ha il coraggio di parlare.

Prendiamo come esempio la questione migratoria. Anziché osservarla dal punto di vista più logico ovvero da una prospettiva che individua negli sbarchi di migranti la più naturale conseguenza di un assetto economico globale profondamente iniquo, la visione complottista intravede in quegli stessi sbarchi nientemeno che la manifestazione lampante di un piano segreto di sostituzione etnica, il cosiddetto Piano Kalergi.

Ma per quale motivo il complottismo costituirebbe un falso negativo? In cosa un simile approccio si rivelerebbe funzionale allo status quo? In fin dei conti, per rimanere sulla questione migratoria, gran parte dei governi europei non si dice forse favorevole all’accoglienza delle popolazioni migranti? In virtù di ciò, come può il sostenitore medio delle tesi del Piano Kalergi essere, in realtà, alfiere di una struttura sociale che sembrerebbe andare in direzione opposta rispetto a ciò che egli stesso rivendica?

Per articolare una risposta bisogna anzitutto partire da una critica alle politiche europee degli ultimi decenni in tema di migrazioni. Checché ne dicano i vari esponenti di quelli che, almeno in apparenza, dovrebbero essere governi di centro-sinistra, le politiche migratorie di molti paesi europei non hanno fatto corrispondere i fatti alle parole. Se da un lato si dichiaravano e si dichiarano tuttora favorevoli all’accoglienza e all’integrazione, dall’altro non esitano a sottoscrivere riforme che rendono l’Europa sempre più una fortezza inaccessibile per chi scappa da situazioni di pericolo e precarietà; per di più, da una prospettiva di politica interna, gli iter per ottenere i documenti necessari al fine di stabilirsi legalmente su un territorio – su tutti il permesso di soggiorno, necessario per trovare un lavoro regolare – sono rimasti sostanzialmente inalterati negli ultimi anni.

Di facciata, quindi, l’Europa si pone come accogliente e democratica, nei fatti si rivela l’esatto opposto; di facciata è aperta e multiculturale, nei fatti opera per contrastare quello che molti complottisti ed esponenti delle destre identificano come processo di islamizzazione forzata, pericolo “atroce” per la cristianità occidentale – i sostenitori di questa tesi forse dimenticano che le religioni predominanti in Africa, luogo da cui proviene gran parte dei migranti, sono, con percentuali simili, Cristianesimo e Islam e che, quindi, per dieci musulmani che sbarcano, probabilmente sbarcano altrettanti cristiani -.

Ecco, perciò, che dietro una veste falsamente ribelle, l’impostazione complottista, perlomeno nel caso delle migrazioni, si rivela perfettamente in linea con l’operato dei governi europei. Ma il complottismo è funzionale al mantenimento di un determinato assetto politico-economico anche per un’altra e più profonda ragione.

Senza dover necessariamente prendere come esempio una in particolare tra le famigerate tesi complottiste, basta considerare quello che è un approccio abbastanza comune ovvero la considerazione di un’élite, o comunque di una ristretta cerchia di individui, come degli unici responsabili di tetre e segrete macchinazioni ai danni del “popolo”. Ciò, oltre a fomentare una visione quasi cinematografica dei processi socio-politici, in cui esiste una netta e indiscussa distinzione tra “buoni” e “cattivi”, indebolisce allo stesso tempo le legittime e fondate voci di protesta contro un struttura sociale che è tutto fuorché innocente.

Man mano che si allarga lo spazio rivendicato dal complottismo, si riduce quello dell’antagonismo, rafforzando le impalcature di potere che hanno il massimo interesse affinché nulla cambi.

Torniamo alla questione migratoria. Affermare che essa è il risultato di un piano operato da lobby ed élite, i cui esponenti più in vista sono, alternativamente, i vari Bill Gates, George Soros e compagnia cantante, non fa che spostare l’attenzione dai reali responsabili delle continue crisi umanitarie che coinvolgono i paesi maggiormente sfruttati e che hanno una storia coloniale tutt’altro che ininfluente. Concentrarsi sul subdolo agire di fantomatiche lobby circoscrive il fenomeno attorno alle azioni maligne di qualche ricco cattivone, niente più. Il risultato è la tragica perdita di una visione d’insieme che indebolisce una lotta per la giustizia economica, ambientale e sociale già di per sé ridotta al lumicino.

In tutto questo, il Capitale, unico e diretto interessato al saccheggio delle materie prime dei paesi poveri e allo sfruttamento ininterrotto di manodopera migrante a basso costo, gongola. E con esso tutte quelle strutture di potere cristallizzateglisi attorno nel corso dei secoli.

Ad esempio, le attuali invettive contro la ricerca medica di un vaccino da sviluppare per contrastare la diffusione del SARS-CoV-2, per non parlare di quelle contro l’uso della mascherina – per alcuni la mascherina sulla bocca è addirittura sinonimo di imposizione del divieto di libertà di espressione – non fanno che allontanare la prospettiva di una critica reale e ben strutturata al potere medico e, più in generale, a quello scientifico, una critica che, potenzialmente, potrebbe prendere di mira le gerarchie che quasi automaticamente si stabiliscono in quei settori e che spesso, oltre a rappresentare un vero e proprio ostacolo al progresso medico-scientifico, contribuiscono al diffondersi di una visione del mondo e della natura corresponsabile del disastro ecologico a cui stiamo andando incontro.

Insomma, la visione complottista soltanto in apparenza si pone come polo negativo nei confronti di un esistente che per molti e molte è una vera e propria tragedia; subdolamente essa opera affinché i pilastri su cui si erge la nostra società, una società classista, patriarcale, specista, razzista ed ecocida, rimangano praticamente invisibili.

Sarebbe però un errore credere che le varie teorie del complotto siano figlie di un’ignoranza diffusa tra il “popolo”, che soltanto lo scarso livello d’istruzione delle classi meno abbienti stia alla radice di tali fantasie. Il propagarsi tra e attraverso la popolazione di queste pseudo-teorie è solo il secondo step di un processo che ha origine altrove, non tra le vie dei quartieri popolari delle metropoli bensì nei salotti politici, nei convegni negazionisti, nei circoli reazionari, sugli account social di esponenti politici molto in vista. L’attuale pandemia è una cartina tornasole in tal senso.

Il 28 Luglio, Matteo Salvini, leader della Lega e dell’opposizione, ha espresso il suo scetticismo in merito al fatto che l’economia cinese, a suo parere, sarà l’unica a crescere in quest’anno disastroso; le sue dichiarazioni lasciano intendere che ci sia una qualche strana correlazione tra la nascita del virus in Cina e la potenza economica di quel paese. In soldoni: il COVID-19 potrebbe essere un complotto cinese (qui il video delle dichiarazioni).

Ma lasciamo i confini italici e vediamo come anche dall’altra parte del mondo importanti leader politici si impegnino a mettere la pulce nell’orecchio di popolazioni che, per forza di cosa, sono influenzate dalle sparate di importanti esponenti governativi. Andiamo, ad esempio, in Brasile, dove Jair Bolsonaro, alla fine di Marzo, ancora definiva il COVID-19 una piccola influenza esagerata dai suoi avversari politici per farlo fuori. Ancora una teoria del complotto – ricordiamo che in Brasile, ad oggi, sono più di centomila i morti dall’inizio della pandemia -.

Oppure spostiamoci negli Stati Uniti, dove l’ex ambasciatore del Vaticano Viganò ha definito la pandemia e, addirittura, le proteste seguite all’omicidio di George Floyd una sorta di complotto contro Donald Trump. Quest’ultimo, come prevedibile, anziché prendere le distanze da simili dichiarazioni, ha ringraziato con calore l’arcivescovo per le sue parole.

Il complottismo, quindi, oltre a essere funzionale al potere vigente per i motivi esposti in precedenza, lo è anche per il semplice fatto che sono gli stessi uomini di potere a garantirne la diffusione su larga scala attraverso i maggiori mezzi di comunicazione – nel caso di Salvini, è vero che non ricopre più incarichi istituzionali ma l’apparato social che ne garantisce la visibilità gli conferisce un potere mediatico niente affatto indifferente -.

Per concludere, il fenomeno del complottismo si pone come falso negativo in una realtà in cui diventa ogni giorno più complicato raccogliere i cocci di un’esistenza collettiva per lo più drammatica, mostrandosi come alternativo e opposto alle impalcature di potere quando, in fin dei conti, non ne è che una subdola e diretta emanazione.