L’1% possiede il 43% della ricchezza globale mentre miliardi di persone non hanno nulla

Abbiamo tradotto questo interessante articolo di Michael Roberts, economista marxista residente nel Regno Unito, pubblicato sul sito Climate and Capitalism lo scorso 6 Dicembre 2020. Roberts è autore di diversi testi, tra cui The Long Depression (2016), World in Crisis; Marxist Perspectives on Crash & Crisis: A Global Analysis of Marx’s Law of Profitability (2018) e il più recente Engels 200 – his contribution to political economy (2020).


Un nuovo studio mostra come le diseguaglianze tra paesi ricchi e poveri, e tra le famiglie all’interno dello stesso paese, rimangano gravi.

A livello mondiale, l’1% più ricco delle famiglie possiede il 43% di tutta la ricchezza personale, mentre il 50% più povero detiene appena l’1%. Questo 1% più ricco sono tutti milionari in termini di patrimonio netto (oltre ai debiti) e sono 52 milioni. All’interno di esso, ci sono 175 mila super-ricchi con un patrimonio netto di 50 milioni di dollari, un numero minuscolo di persone (meno dello 0,1%) che detiene il 25% della ricchezza globale!

Questo dato arriva dal 2020 Credit Suisse Global Wealth Report che è stato appena pubblicato. Il report resta la più completa ed esaustiva analisi della ricchezza mondiale (non del reddito) e della diseguaglianza tra i patrimoni personali. Ogni anno, il CS Global Wealth Report analizza la ricchezza delle famiglie di 5,2 miliardi di persone in tutto il mondo. La ricchezza familiare è composta dagli assets finanziari (azioni, obbligazioni, contanti, fondi pensione) e dalle proprietà (case, ecc…) posseduti. E il report misura questo, al netto del debito. Gli autori sono James Davies, Rodrigo Lluberas ed Anthony Shorrocks. Quest’ultimo era mio coinquilino all’università, dove ci siamo entrambi laureati in economia (sebbene egli abbia maggior talento matematico!).

Secondo il report del 2020, la ricchezza familiare globale totale è cresciuta di 36,3 trilioni di dollari durante il 2019. Ma la pandemia di COVID-19 ha tagliato l’incremento del 2019 di circa la metà (17,5 trilioni di dollari) tra Gennaio e Marzo 2020. Tuttavia, poiché i prezzi dei mercati azionari e degli immobili sono rimbalzati grazie all’iniezione di credito da parte del governo e della Banca Centrale, i ricercatori di Credit Suisse stimano che, sebbene la ricchezza per adulto fosse lievemente in discesa, la ricchezza familiare totale era ancora leggermente in rialzo a metà del 2020, se confrontata con il livello della fine dell’anno precedente.

A metà del 2020, la ricchezza familiare mondiale era di un trilione di dollari al di sopra del livello di Gennaio, un incremento dello 0,25%. Dato che ciò è inferiore alla crescita del numero di adulti nello stesso periodo, la ricchezza media globale è diminuita dello 0,4% a 76.984 dollari. A confronto di ciò che ci si sarebbe aspettati prima della pandemia di COVID-19, la ricchezza mondiale è diminuita di 7.2 trilioni di dollari ovvero di 1.391 dollari per adulto a livello mondiale.

La regione più negativamente colpita è stata l’America Latina, in cui la svalutazione monetaria ha rafforzato la riduzione del Prodotto Interno Lordo (PIL) in dollari, con la conseguente riduzione del 12.8% della ricchezza totale in termini di dollari. La pandemia ha anche cancellato la crescita attesa in Nord America e generato perdite in tutte le altre regioni, ad eccezione di Cina e India. Tra le maggiori economie a livello mondiale, il Regno Unito ha registrato la più grande erosione relativa di ricchezza.

Più scioccante è l’ancora enorme diseguaglianza tra la ricchezza delle famiglie a livello mondiale. Come mostra il grafico sottostante, la diseguaglianza rimane enorme, sia geograficamente tra il “ricco nord” e il “povero sud”, sia tra le famiglie all’interno dei paesi stessi.

Alla fine del 2019, Il Nord America e l’Europa rappresentavano il 55% della ricchezza totale nel mondo, con solo il 17% della popolazione adulta mondiale. Al contrario, la quota della popolazione era tre volte più grande della quota di ricchezza in America latina, quattro volte di quella in India e circa dieci volte di quella in Africa.

Le differenze di ricchezza all’interno dei paesi sono persino più pronunciate. L’1% più ricco, solitamente, detiene tra il 25 e il 40% di tutta la ricchezza, e il 10% più ricco arriva al 55-75%. Alla fine del 2019, i milionari di tutto il mondo, che ammontano a circa l’1% della popolazione adulta, rappresentavano il 43.4% del patrimonio netto mondiale. Al contrario, il 54% degli adulti con una ricchezza inferiore ai 10.000 dollari (ovvero praticamente nulla) raccoglievano, insieme, meno del 2% della ricchezza mondiale.

I ricercatori stimano che l’impatto globale sulla distribuzione della ricchezza all’interno dei singoli paesi sia stato notevolmente basso, viste le considerevoli perdite per il PIL a causa della pandemia. Infatti, non c’è nessuna prova evidente che la pandemia abbia sistematicamente favorito i più ricchi a danno dei più poveri o viceversa. Nel 2019, il numero di milionari in tutto il mondo è salito a 51.9 milioni ma, nel complesso, è cambiato davvero poco nel corso della prima metà del 2020.

Il report stima che, in cima alla piramide della ricchezza, all’inizio di quest’anno c’erano, nel mondo, 175.690 adulti super-ricchi (Ultra-High Net Worth o UHNW), con un patrimonio netto superiore ai 50 milioni di dollari. Il numero totale di adulti UHNW è salito di 16.760 (11%) nel 2019 ma, nel corso della prima metà del 2020, 120 membri hanno smesso di far parte di questo gruppo, lasciando un netto aumento di 16.640 super-ricchi dall’inizio del 2019.

Nella prima metà del 2020, il numero di milionari si è ridotto complessivamente di 56.000, appena l’1% dei 5,7 milioni che si sono andati ad aggiungere nel 2019. La compagnia si è allargata in alcuni paesi e ha perso un numero significativo di membri in altri. I soli Regno Unito (meno 241.000), Brasile (meno 116.000), Australia (meno 83.000) e Canada (meno 72.000) perdono più milionari del resto del mondo.

Sembra che la disparità di ricchezza sia diminuita in molti paesi nei primi anni 2000. Il calo di diseguaglianza all’interno delle nazioni è stato rafforzato da una diminuzione di diseguaglianza “tra le nazioni”, alimentata dalla rapida crescita di ricchezza media nei mercati emergenti. Il trend è diventato misto dopo la crisi economica del 2008, quando gli assets finanziari crebbero velocemente in risposta al quantitative easing e ai bassi tassi d’interesse. Tali fattori hanno determinato un aumento della quota per l’1% più ricco ma la diseguaglianza ha continuato a diminuire per coloro al di sotto della coda superiore. Attualmente, il 90% più povero rappresenta il 19% della ricchezza globale, a confronto dell’11% registrato nel 2000. In altre parole, c’è una concentrazione di ricchezza nelle mani dell’1% più ricco (e ancor più nelle mani dello 0,1%) ma con una leggera dispersione tra il rimanente 99%.

I ricercatori concludono che il lieve declino di disparità di ricchezza nel mondo “riflette il restringimento dei differenziali di ricchezza tra paesi dato che le economie emergenti, in particolare Cina ed India, sono cresciute con tassi superiori alla media. È questo il motivo principale per cui la disparità di ricchezza a livello mondiale è diminuita nei primi anni del secolo, e sebbene abbia subito un rialzo tra il 2007 e il 2016, crediamo che possa rientrare in una fase di ribasso dopo il 2016.”

In breve, il report evidenzia che ci sono miliardi di persone che non possiedono nulla al di là dei debiti e che la distribuzione della ricchezza personale a livello globale può essere descritta come pochi Gulliver che guardano dall’alto una massa di Lillipuziani.