Odio questa “sinistra”. Un antimanifesto

Odio questa “sinistra”.

Odio questa “sinistra” perché fa finta di combattere i nemici che essa stessa ha creato.
Odio questa “sinistra” perché i fascisti sono solo cattive persone, non la conseguenza del trionfo del Capitale.
Odio questa “sinistra” perché ha rinnegato Marx.
Odio questa “sinistra” perché è vero che il mercato del lavoro è cambiato ma gli sfruttatori sono sempre gli stessi.
Odio questa “sinistra” perché non si oppone neanche alla “reazione terminologica”, secondo cui il dipendente non è più “dipendente” bensì “collaboratore”.
Odio questa “sinistra” perché davanti ai signori del profitto non rivendica le ragioni degli sfruttati.
Odio questa “sinistra” perché, di fatto, ha scelto l’altra classe.

Odio questa “sinistra” perché le giuste battaglie sul “parlar bene” non si accompagnano mai alle lotte per un vivere dignitoso, perché, in sostanza, “negro” giustamente non si può dire ma la schiena del nero può anche spezzarsi sotto il sole dei campi.
Odio questa “sinistra” perché ai campi e alle fabbriche ha preferito i salotti, gli aperitivi, le ospitate televisive.
Odio questa “sinistra” perché il plusvalore, forse, oramai non sa cos’è.
Odio questa “sinistra” perché ridicolizza l’ignorante.
Odio questa “sinistra” perché anche l’ignorante, magari, non sa cos’è il plusvalore ma lo vive e lo subisce, quindi perlomeno lo conosce.

Odio questa “sinistra” perché il femminicidio è una cosa orrenda ma la divisione sociale del lavoro in base ai sessi non si discute.

Odio questa “sinistra” perché a parlare delle donne ammazzate manda gli uomini.
Odio questa “sinistra” perché le quote rosa sono una battaglia seria ma meglio che la cucina continui a funzionare come ha sempre funzionato.

Odio questa “sinistra” dell’impiego delle risorse naturali con “coscienza”, come se la “coscienza” rientrasse tra le voci di un bilancio aziendale.

Odio questa “sinistra” delle pennellate verdi sui piloni delle petroliere e le ruote delle ruspe che azzerano l’Amazzonia.

Odio questa “sinistra” che ignora l’ecatombe del non-umano.

Odio questa “sinistra” delle maniche di camicia tirate su.
Odio questa “sinistra” delle camicie.
Odio questa “sinistra” dei bei visi sui manifesti elettorali, delle belle parole nei talk show, dei programmi politici vuoti di senso.
Odio questa “sinistra” senza senso.

Odio questa “sinistra” dei convegni, degli anniversari, delle fiere, questa sinistra del 25 Aprile, da non associare, sia ben chiaro, ai comunisti.
Odio questa “sinistra” perché ad Ottobre, al Palazzo d’Inverno, preferisce la sagra della castagna.
Odio questa “sinistra” del “ripartiamo dalle periferie”, quelle periferie che ha deciso di abbandonare.
Odio questa “sinistra” perché, se ha abbandonato le periferie, figuriamoci le periferie del mondo.

Odio questa “sinistra” dei Pride da vivere con sobrietà, senza valicare il confine della “morale pubblica”, senza mascherate indecenti, senza rimandi ad altro che non sia una normalissima eterosessualità borghese un po’ più colorata.

Odio questa “sinistra” perché “proletariato” è un concetto superato.

Odio questa “sinistra” perché “profitto” non è un concetto superato.

Odio questa “sinistra” del patriottismo quando serve, del “dramma” della fuga di cervelli, dei capitali esteri da attrarre.
Odio questa “sinistra” che tifa le bandiere nazionali, che osanna, uno a uno, i popoli a seconda dell’occasione.
Odio questa “sinistra” che ha dato fuoco alla bandiera internazionale.

Odio questa “sinistra” della meritocrazia.
Odio questa “sinistra” perché i poveri meritano d’essere poveri.
Odio questa “sinistra” dei ricchi.

Odio questa “sinistra” che parla del superamento dei campi e, allo stesso tempo, rafforza la logica del ghetto.
Odio questa “sinistra” dedita alla “sicurezza delle frontiere”.
Odio questa “sinistra” dedita all’insicurezza di chi, di frontiere, crepa.

Odio questa “sinistra” dello smantellamento progressivo della sanità pubblica, dei crescenti incentivi a quella privata.
Odio questa “sinistra” delle ipocrite pacche sulle spalle ai sindacati.
Odio questa “sinistra” delle personalizzazioni, dell’aprioristica difesa dei leader del momento, dei segretari di partito conniventi con l’Industria.
Odio questa “sinistra” di Confindustria.

Odio questa “sinistra” perché il suo unico pregio è mostrarci cosa la sinistra non deve essere.

Odio questa “sinistra”.