I poveri e il caldo

Abbiamo tradotto questo articolo apparso sul sito ecosocialista Climate and Capitalism in cui si evidenzia, per l’ennesima volta, come la classe sociale di appartenenza determini una maggiore o minore esposizione a fattori che mettono in serio pericolo la salute. Tra questi fattori, neanche a dirlo, c’è il cambiamento climatico.


Chi ha redditi più bassi è esposto, per periodi più lunghi, a ondate di calore in confronto a chi ha redditi più alti, a causa di una combinazione di fattori quali il luogo in cui si vive e l’accesso a mezzi di adattamento quali, ad esempio, l’aria condizionata. Un nuovo studio mostra come ci si debba attendere che questa disuguaglianza cresca con l’aumentare delle temperature.

Attualmente, le popolazioni più povere devono far fronte a un’esposizione alle ondate di calore del 40% più alta rispetto alle popolazioni più ricche. Entro la fine del secolo, il 25% più povero della popolazione mondiale sarà esposto a un livello di ondate di calore equivalente a quello a cui sarà esposto il resto della popolazione messo assieme.

Le popolazioni più povere possono essere colpite da un uno-due di più ondate di calore per il cambiamento climatico a causa del luogo in cui vivono e dell’impossibilità di stargli dietro per la mancanza di mezzi di adattamento come l’aria condizionata.

Lo studio analizza i dati storici sul reddito, i documenti sul clima e i mezzi di adattamento al calore per quantificare il livello di esposizione alle ondate di calore che persone appartenenti a differenti fasce di reddito affrontano in tutto il mondo. L’esposizione alle ondate di calore è stata misurata dal numero di persone esposte alle ondate di calore per il numero di giorni in cui il fenomeno si è verificato. I ricercatori hanno accompagnato queste osservazioni ai modelli climatici per prevedere come cambierà, nei prossimi ottant’anni, l’esposizione.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista sottoposta a peer review Earth’s Future il 20 Gennaio. Gli studiosi hanno trovato che le popolazioni dei quartieri più poveri del mondo affronteranno un sensibile incremento dell’esposizione a ondate di calore entro il 2100, anche considerando l’accesso all’aria condizionata, a rifugi freschi, a norme di sicurezza per i lavoratori che prestano la loro opera all’aperto e a campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza in tema di calore. Di contro, i quartieri più ricchi andranno incontro a piccoli cambiamenti nell’esposizione in quanto la loro capacità di stare al passo del cambiamento climatico è solitamente maggiore.

Entro il 2100, gli abitanti dei quartieri più poveri andranno incontro a 23 giorni in più di ondate di calore all’anno rispetto a quelli delle zone più ricche. Molte regioni a basso reddito e densamente popolate vivono nei tropici già caldi e la loro popolazione è prevista in crescita, ad aggravare le discrepanze nell’esposizione alle ondate di calore.

Lo studio va ad aggiungersi a un crescente corpo di evidenze secondo cui le popolazioni che hanno contribuito meno al cambiamento climatico antropogenico spesso devono sopportarne le conseguenze più gravi, come afferma Mojtaba Sadegh, autore principale dello studio e climatologo della Boise State University. Storicamente, i paesi ad alto reddito contribuiscono maggiormente alla produzione di gas serra. “Ci aspettavamo di vedere delle differenze, ma osservare come un quarto del mondo fronteggi la stessa esposizione dei restanti tre quarti messi assieme è stato sorprendente”.

Sebbene le zone ad alto reddito spesso hanno migliore accesso a mezzi di adattamento, probabilmente dovranno affrontare blackout o interruzioni di corrente poiché la domanda di elettricità sommergerà la rete elettrica. Sadegh afferma che un aumento dell’area geografica colpita dalle ondate di calore, un’area che lo studio ha stimato esser già cresciuta di due volte e mezzo dagli anni ’80, limiterà la nostra capacità di “prendere in prestito” elettricità da regioni confinanti non interessate dal fenomeno, come la California che importa corrente elettrica dal Pacifico nordoccidentale.

Kristie Ebi, professoressa del Centre for Health and the Global Environment all’Università di Washington, che non è stata coinvolta nello studio, afferma: “Sappiamo con certezza che fornire previsioni sulle ondate di calore non basta per garantire che le persone conoscano le azioni e i modi appropriati necessari durante un’ondata di calore”. È essenziale raccogliere più dati sulla frequenza delle ondate di calore e sulle risposte nei paesi a basso reddito, afferma.

Sadegh si augura che lo studio spingerà ad innovazioni a buon mercato nel campo delle soluzioni di raffreddamento ad alta efficienza energetica oltre a sottolineare il bisogno di soluzioni a breve termine. “Abbiamo bisogno di accrescere la consapevolezza del pericolo e della sicurezza termica, di perfezionare i sistemi di monitoraggio e l’accesso ad essi”, afferma.


A questo link il testo in lingua originale: https://climateandcapitalism.com/2022/02/11/poorest-people-hit-hardest-by-heat-stress/